lunedì, 25 febbraio 2008 - 17:34

l'alba iniziava a tingere di chiarore lasciando scorgere una densa coltre di nebbia. L'aria gelida pungeva il viso e le mani. ma c'era da camminare. Quella notte la voce aveva parlato chiaro, c'era da levarsi di buon'ora e mettersi in cammino.
La bambina con quei quattro straccetti che aveva indosso e un paio di calzari troppo leggeri per quella rigida aria invernale, così fece. Una sacca con un pò di provviste che sarebbero bastate a malapena per una giornata, la punta del naso già rossa e i capelli ancora spettinati, uno sbadiglio dipinto sul volto.
ormai non restava che incamminarsi, il Gelo aveva portato via tutto quanto di caldo e vero avesse avuto in casa, strappando via dapprima gli affetti, poi il dolore, infine anche i ricordi. Nons apeva più chi era, cosa era stata e cosa sarebbe stata. solo che doveva camminare, e che il cammino sarebbe stato anche duro e lungo, da come si preannunciava.
ma nulla era sulla porta a piangere la sua partenza, nulla ad aspettare il suo  ritorno. forse un pettirosso, silenzioso su di un ramo, lo stesso che giorni prima inconsapevolmente aveva portato buone nuove. Le aveva cantate per lei dal ramo, ma lei non sapeva.
cammina cammina, vento gelido sulle guance rosse, mani infilate nelle tasche fredde, un fruscio di foglie secche da lontano. Poi sempre più vicino. Una volpe le si para davanti. come ti chiami? le fa. Io..non lo so. Bene, piccola. Io ti darò un nome. Il tuo nome l'hai dimenticato, forse un giorno ritornerà. Ti incontro in questo bosco, per me sei una creatura dei boschi. ti chiamerò Silvia.
bene, rispose la bambina. mi piace. grazie Volpe,cosa posso fare per te? Nulla, piccola sil. Mi basta condividere con te un pezzo del tuo cammino, e quando sarà il momento ci separeremo.

Il cammino si faceva via via meno faticoso, mentre le ore più calde del giorno si paravano davanti alla piccola e al suo nuovo amico. Le raccontò per strada come si conduceva la vita in quel bosco, mostrandole uno ad uno i suoi  inconsueti abitanti.
ad un certo punto, sul far di mezzogiorno,  un verso acuto ruppe il silenzio del bosco.Chi era? fu presto detto, Allodola stava per fare irruzione, svolazzando leggero fin sulla spalla di sil. Ciao, e tu chi sei? Io mi chiamo silvia, sono una creatura dei boschi. Io sono l'allodola, e canto tutto il giorno. Sono qui per te, e t'insegnerò a cantare le tue emozioni. Cosa sono le emozioni allodola? Cara sil, non posso spiegartelo ora. Un'emozione è qualcosa che farà vibrare il tuo cuore o lo farà piangere, ma le capirai soltanto quando ne assaggerai una. Ascoltami, sarò sulla tua spalla per un pezzetto del tuo cammino, e canterò per te.
e così allodola cominciò a cinguettare felice, e ad ogni pezzo il suo canto si faceva più melodioso, e la sil aveva strane sensazioni. Ricordi. Una carezza nel cuore della notte, una sorpresa quando non se l'aspettava, le ferite delle percosse in quel tragico pomeriggio. E Allodola la osservava, e continuava a cantare. Ora tu..la musica lei la sentiva dentro, ma le note si strozzavano in gola. Non riesco..non riesco. Un blocco alla base della gola e due lacrime che scendevano giù dalle guance. Sì, piccola, stai imparando. un pò di pazienza e riuscirai. c'è troppo lì dentro, e deve uscire lentamente e poco per volta.
Il pomeriggio stava per calare sui due che soli percorrevano il bosco, respirandone ui profumi ed emettendo quei suoni. Ancora, un avisita, dal cielo. Era signor Gufo, che con la sua mole atterrò su di un grosso ramo e la fissò con enormi occhi indagatori. Ciao, e tu chi sei? sono sil, creatura del bosco. Ho imparato a cantare, canto le mie emozioni. E tu chi sei? io sono sior Gufo. So molto di quello che c'è da sapere sulla vita e su come funziona il mondo, e te ne farò dono. E mentre allodola si dileguava, Gufo prese il suo posto, e cominciò a raccontare. E più raccontava, più il cammino si faceva leggero, e le cose intorno acquistavano colori caldi, e nomi, e i ricordi aumentavano.
Una gita allo zoo, carote per il canguro. Costruire una zattera con pezzetti di legno in un parco. Volare sull'altalena più alta...le lacrime scendevano ormai copiose, mentre la piccola sil cominciava a capire cosa fossero le emozioni. Una mamma, i suoi occhi e le sue mani. Una colazione a letto in un giorno di malattia. La varicella, e la spesa al supermercato seduta nel carrello della spesa. Ma anche, grida e mani sulle orecchie chiusa in un acamera. Pe non sentire. La paura. La paura. La sentì proprio mentre Gufo raccontava dell'ira degli uomini, delle guerre e dell'odio. Percepì la paura. Di restare sola, ora che ricordava cosa era stato aver attorno a sè qualcuno. Avrebbe voluto addormentarsi e dormire un lungo sonno, e dimenticare di nuovo. Le mancava l'aria. ma Gufo la esortava a continuare.
Le mostrò animali e fiori, il sole e le stelle, e molte altre cose, e le disse che tutto questo non sarebbe rimasto dentro di lei, ma che un giorno lo avrebbe racontato a piccoli esseri curiosi e affamati come lei si sapere.
Poi il gufo tacque, lasciando per un attimo che lei avesse tempo di far silenzio in quel frastuono che aveva dentro. Troppo forte, troppo per lei. Ma doveva sapere. Alla fine volò via, salutandola affettuosamente. Chi le ricordava? Lui, sì, il suo saggio, nelle sere d'estate a raccontarle costellazioni, e a darle spiegazioni a tutti i suoi incessanti perchè. sempre con tanta pazienza. Lui. papà.
la sera scendeva sul bosco ma stranamente lei non aveva freddo. trovò riparo in un enorme tronco che era talmente grande e cavo da simulare una caverna.

stava per prepararsi per la notte, quando nel buio sentì un fiato caldo vicino al viso. Chi sei? ho paura. Stai tranquilla, sono Lupo. Come ti chiami?
io sono silvia, vivo qui nei boschi, so cantare le mie emozioni e conosco un pò di come funziona il mondo. Un giorno lo racconterò a qualcuno. Io resterò qui con te piccola silvia. Stanotte ti regalerò la forza, e la pazienza. Ti saranno utili quando dovrai combattere a piedi scalzi nel mondo, con le persone che in contrerai, per non farti schiacciare ancora, e per non stancarti quando il cammino si farà duro. Resterò con te stanotte, e nei tuoi sogni riuscirò ad infonderti la forza necessaria a superare le avversità. Ti sveglierai nuova, pronta a ricominciare il tuo viaggio. la forza sconfiggerà la paura e la pazienza non ti farà arrendere.
detto questo, Lupo si accucciò accanto a lei. sentì un bel calore che la pervadeva, un caldo rassicurante, che sapeva di giornate al sole e di corse in spiaggia, di castelli di sabbia e di quella volta in bici. la prima, l'ultima. Sapeva di tagli e cicatrici, e di pelle nuova, sapeva di battiti forti e di cure, di ascoltare e di comprendere, di donare una piccola parte o una grande parte, senza mai chiedere niente. E sapeva di una nuova ventata, il chiedere, il volere.
Dormì in un baleno, sogni tranquilli e colorati, sotto un cielo talmente pieno di stelle, che la osservavano tutte da lassù. Lei non lo sapeva, lei era sola in quel mondo, ma in realtà non lo era più.

la mattina successiva le sembrò di vedere una volpe di sfuggita, di sentire il canto di Allodola e di essere osservata dagli occhi esploratori di sior Gufo. Lupo già non c'era più..ma la sensazione che aveva lasciato era incredibile. sentiva come un fulcro che le dava energia e  voglia di camminare, senza sapere il perchè, e le sembrava possibile qualunque impresa.
s'incamminò con un sorriso dipinto sulle labbra e le guance rosse e il passo svelto. Ancora una visita l'attendeva. Se lo sentiva. e si fece vedere dopo poco. Un bellissimo enorme cavallo nero, lucente e fiero come non ne aveva mai visto.
le andò incontro, la criniera svolazzante al vento, un luccichio negli occhi. E tu chi sei? Io sono silvia, una piccola creatura dei boschi. Canto le mie emozioni, la felicità e la paura, conosco un pò di come funziona il mondo. E ho dentro di me la forza e la pazienza, che mi aiutano a camminare spedita e a superare la paura, e a fare in modo che la felicità non sfugga di mano. Un giorno ho avuto una mamma e un papà, delle persone che si occupavano di me, e qualcuno mi ha fatto del male. ma so che devo camminare e non mi fermo. e tu chisei?
io sono Baio, e ti accompagnerò in questo ultimo tratto di strada. Ti insegnerò una cosa senza la quale tutto quello che sai e sei finora non serve a niente.
qualcosa per cui vale la pena di avere un nome, di vivere emozioni, di ridere e piangere, di conoscere il mondo e di gestire la tua forza e la tua pazienza. qualcosa alla luce della quale i tuoi giorni avranno un senso, e le tue notti saranno serene. qualcosa da vivere ogni giorno e da trasmettere a chi ti circonda, con una parola, un gesto, un sorriso, o anche solo con il silenzio e la tua presenza. io ti insegnerò l'Amore. E tutto sarà diverso. Ti insegnerò la fiducia,e la pace del cuore. Ma anche la passione. La gelosia e la rabbia. E vivrai tutto quewsto fino alla fine dei tuoi giorni.
Tutto avrà un senso. Sali su. La piccola silvia, fiduciosa, montò in  groppa. Baio cominciò a trottare, prima ad andatura sostenuta poi sempre più veloce. Dovette tenersi forte al suo collo, e mentre il vento le sferzava violentemente in viso, gli occhi chiusi, sentiva questa cosa fluire dentro di sè. Piangeva, piangeva a singhiozzi fortissimi. Scorgeva in ogni attimo del suo passato, in una carezza, in una serata a parlare, in una gita in montagna, in due piatti e una televisione, in una telefonata di ore e ore, a guardare il soffitto, l'amore. In tutti i sogni, nelle poesie stupide urlate alla luna, in uno sguardo silenzioso e ferito, in tre parole scritte su di un foglio, in promesse infrante e promesse da scrivere, l'Amore. E si meravigliò di come fino a quel momento ne avesse fatto a meno. Piangeva e continuava a bere quella cosa che fluiva impadronendosi del suo piccolo essere. Poi Baio rallentò e lei prese a respirare in modo regolare. Lo teneva ancora stretto, come se aggrapparsi a lui fosse l'unico scopo della sua vita.

Piccola Sil, trovarai ciò di cui hai bisogno.  E' già qui. Tutto quello che hai scoperto oggi era già tuo, ma una serie di circostanze avevano spazzato tutto via. Tutto era nelle tue mani ma tu non lo sapevi. La consapevolezza farà di te una persona vera e ti farà camminare nel mondo e vivere. Regalerai e avrai in cambio. Non stancarti, e non buttarti via. Mai. Non pensare che vali così poco. Credi. Non smettere di amare, e di credere, e di chiedere. Combatti, accarezza con la tua pazienza e graffia con la tua rabbia. Anche quello serve. O tutto morirà dentro. Ora sei pronta. Ne pioverà dal cielo per te. Giuro.     -Grazie...-

la piccola sil scivolò giù. poco distante una casa in una radura, la porta semi aperta. Baio era già andato via. A passo incerto, raggiunse la porta, bussò...E qualcuno aprì

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