venerdì, 29 febbraio 2008 - 11:49

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mercoledì, 27 febbraio 2008 - 15:00

Ancora mastico teorema di pitagora applicato a triangoli isosceli e prismi sormontati da piramidi, quelle figure da disegnare decentemente e poi restare bloccati un attimo per calcolare l'area di base, che ci vorrebbe Euclide, ma lo abbiamo fatto una vita fa, il mese scorso. E mi arrovello con un quadrato di binomio, cioè in cosa c'è di difficile, per non parlare dei prodotti notevoli, che poi sono una cavolata, niente di notevole davvero. E finisce che la verifica è meglio che la spostiamo se no qui è la strage. E invece dovrei essere più severa, ma avrei dovuto esserlo da tempo, e non solo con loro. E invece.. Ma tanto si sa, la matematica è fatta per essere odiata per un periodo che va dagli 8 ai 13 anni, mi sa, e con lei chi tenta di impartirne i concetti. Tipo io. Che per fortuna sono giovane e forse un pò simpatica, e mi salvo stemperandola con le scienze, dove tento di stupirli con racconti di continenti alla deriva, di cellule di difesa, di un meraviglioso mondo che c'è in una goccia d'acqua. Fino al secondo liceo la matematica piaceva anche a me, poi crasch, lo schianto, il nulla. Che non sono matematica, io, sono biologa, tengo sempre a precisare. E non ho la mentalità matematica, e non sono un'essere razionale, ecco. Tanto per.

I know there's something in the wake of your smile.
I get a notion from the look in your eyes
You've built a love but that love falls apart.
Your little piece of heaven turns too dark 

Ieri notte mi sono seduta esattamente al centro dei tuoi sogni. No, non ero all'una di notte davanti alla TV. Ma lì. Lì in quel posto instabile e in bilico, e -non so perchè- sono stata al caldo. Seduta sulla sponda del letto mentre tu dormivi e un filo di luce entrava dalle tapparelle semichiuse. Un respiro finalmente regolare, una specie di pace. Mentre la città era sommersa dal torpore e dall'oblio. Ho cucito parole per te calde come coperte, ho cucito carezze su luo cuore perchè io, io non riesco a fare altro. Ho guardato le mie mani chiedendomi io come sono, e ho sfiorato le tue, piano, perchè il mio tocco non ti svegliasse, sono rimasta a gridare ma senza fare nessun rumore. Ho riempito l'aria della tua stanza con la mia essenza, cercandoti in ogni dove. Come se io fossi lì da sempre. Come se non ci fosse altro attorno a te. Soltanto me. Per questa notte. Solo me. E ho sognato il tuo sorriso. Sei la mia finestra sul cielo. [sometimes, when I look at the sky,it seems like a sea of dreams .I hope all your dreams come true]

Sometimes you wonder if this fight is worthwhile.
The precious moments are all lost in the tide,
They're swept away and nothing is what is seems,
the feeling of belonging to your dreams.

...Domani???

___a_sea_of_dreams_by_foureyes

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martedì, 26 febbraio 2008 - 15:27

Beep beep beep beep beep beep beep,
go the horns in the cars in the street.
We walked away from the lover's leap.
Opposite directions,
synchronised feet.
Wait wait wait wait wait wait wait,
for the time it takes a heart to mend a break.
How many moons are reflected in the lake?
Can you wait forever if time is all it takes?
Despite all the warnings,
I landed like a fallen star,
in your arms.
Beat beat beat beat beat beat beat,
goes my heart on the side of my sleeve;
whispering something I can hardly believe.
Let me take the lead,
'cause love is all we need.

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martedì, 26 febbraio 2008 - 15:25

Mumble, le solite riflessioni dopo pranzo about me. Se le volete sentì, mettetevi comodi, se no ciao :)  Ci pensavo poco fa lavando i piatti. La fretta. Io faccio tutto in fretta, ecco.
mi alzo quei 40 minuti prima di uscire, e in mezz'ora faccio tutto, colazione lava -vesti - e trucco, tutto, di volata, finendo sempre prima di tutte. Mai al trucco più di dieci minuti, mai indugiare a colazione. la domenica famo la colazione rilassata, sedute e con tutto il ben di dio, ma io come sempre divoro. Lavo i capelli? sono una massa enorme ma 15 min ce la fo.
Scuola, ok, i tempi sono quelli c'è poco da dire.
Pranzo, rapida. Approccio aggressivo al cibo, mangio in fretta. Dovrei obbligarmi a gustare con calma le cose, ma non ce la faccio. Golosa di dolci, io divoro. Fa-go-ci-to.
Cucina da rassettare? quando tocca a me state certi che in 20 minuti è tutto finito, come una saetta pulisco qua, sistemo là, spazzo op op e via. Manco me ne accorgo che è tutto a posto. Zac. Devo cucinare? il diavoletto della Tasmania, rapida, senza pesi nè misure, creo il caos ma il risultato è sempre ok. Ma state fuori dalla cucina che éééé meglio.
poi, ovvio, vorrei dormire ma non riesco, e allora semmai posto. parole che si rincorrono e si accavallano, ci trovate una miriade di errori, che poi odio rileggere quindi amen, l'importante è che si colga il segno. (l'italiano lo so). Ma o scrivo così al volo, o nulla. se rileggessi cancellerei tutto, se mi prendessi tempi e pause non scriverei nulla.  Faccio shopping? odio provare i vestiti,e  o compro senza provare o lo faccio talmente veloce che dopo il secondo già non ho più voglia e via. Ho un metabolismo veloce come me, qualcuno mi diceva che se facessi un pò di movimento sarei una silhouette, se faccio un'escursione aggredisco la salita, svetto e via. whoom, divento una torcia in 3 secondi....
e via di seguito, la spesa, le pulizie del venerdì libero, che poi diventa la giornata più persa di tutte, che per sistemare casa la passo a casa e vola via veloce come me e siamo già al sabato lavorativo.
il tempo corre insieme a me, facciamo running insieme, ma io a volte sono più veloce.
[Poi la sera è diverso, quando si mescolano le parole e i sogni prendono forma e c'è tempo per ridere e rilassarsi un pò, ed allora è il tempo a scherzare con me e in un attimo passano tre ore.Vabè]
Sono volati 5 mesi da che ho messo piede qui, più di metà anno scolastico. Minchia.
Prendo il caffè con calma, e penso a cosa vuol dire gustarsi un pomeriggio e poi una serata, e una notte intera senza orologio, senza la necessità di correre, senza attenzione a questo moto di rotazione/rivoluzione e a quanto ci mette, solo quel tanto che basta per avvertire fame e poi sete e poi sonno.
mi accendo una sigaretta e mi abbraccio. Forse. Io mi abbraccio molto poco.

P.S.ieri ho ascoltato questa frase due volte, la prima in tv e la seconda pure, la prima era Licia Colò in un'intervista e la seconda Demi Moore in proposta indecente.
La fisso qui a mò di post-it :
"se vuoi qualcuno a tutti i costi lascialo libero... se torna da te è tuo per sempre, se non lo fa allora tanto per cominciare non e mai stato tuo.  (mica facile...)
P.P.S voglio lasciare anche un pezzo, di cui ieri ho trovato titolo alla sister, bello. Beep beep song di Simone White. prossimo post.

P.P.P.S. Un inchino alla Vale, perchè anche nei pomeriggi del cavolo, quelli in cui non gira, mi guarda in faccia e mi dice, mò t' facc' na facc' e pacchere (ti schiaffeggerei)e  poi finisce che ci si vede un film [Stardust, fantasy carino, un mix di amore, fantasia, colpi di scena, ironia con quel pezzo di femmina della Pfeiffer e quel pezzo di 'omm di De Niro e una stella che regala il cuore ad un poeta e ne riceve il suo in cambio] e ci si mette a cucinare e in cucina tutto gira per il verso giusto, che poi se non fosse per noi, ehhh!  in questa casa si mangerebbero sempre le solite cose. Mica provola impanata al forno, su di un letto di pane morbido! mica panzerotti farciti di patate e formaggio! Eh?                       au revoir

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lunedì, 25 febbraio 2008 - 17:34

l'alba iniziava a tingere di chiarore lasciando scorgere una densa coltre di nebbia. L'aria gelida pungeva il viso e le mani. ma c'era da camminare. Quella notte la voce aveva parlato chiaro, c'era da levarsi di buon'ora e mettersi in cammino.
La bambina con quei quattro straccetti che aveva indosso e un paio di calzari troppo leggeri per quella rigida aria invernale, così fece. Una sacca con un pò di provviste che sarebbero bastate a malapena per una giornata, la punta del naso già rossa e i capelli ancora spettinati, uno sbadiglio dipinto sul volto.
ormai non restava che incamminarsi, il Gelo aveva portato via tutto quanto di caldo e vero avesse avuto in casa, strappando via dapprima gli affetti, poi il dolore, infine anche i ricordi. Nons apeva più chi era, cosa era stata e cosa sarebbe stata. solo che doveva camminare, e che il cammino sarebbe stato anche duro e lungo, da come si preannunciava.
ma nulla era sulla porta a piangere la sua partenza, nulla ad aspettare il suo  ritorno. forse un pettirosso, silenzioso su di un ramo, lo stesso che giorni prima inconsapevolmente aveva portato buone nuove. Le aveva cantate per lei dal ramo, ma lei non sapeva.
cammina cammina, vento gelido sulle guance rosse, mani infilate nelle tasche fredde, un fruscio di foglie secche da lontano. Poi sempre più vicino. Una volpe le si para davanti. come ti chiami? le fa. Io..non lo so. Bene, piccola. Io ti darò un nome. Il tuo nome l'hai dimenticato, forse un giorno ritornerà. Ti incontro in questo bosco, per me sei una creatura dei boschi. ti chiamerò Silvia.
bene, rispose la bambina. mi piace. grazie Volpe,cosa posso fare per te? Nulla, piccola sil. Mi basta condividere con te un pezzo del tuo cammino, e quando sarà il momento ci separeremo.

Il cammino si faceva via via meno faticoso, mentre le ore più calde del giorno si paravano davanti alla piccola e al suo nuovo amico. Le raccontò per strada come si conduceva la vita in quel bosco, mostrandole uno ad uno i suoi  inconsueti abitanti.
ad un certo punto, sul far di mezzogiorno,  un verso acuto ruppe il silenzio del bosco.Chi era? fu presto detto, Allodola stava per fare irruzione, svolazzando leggero fin sulla spalla di sil. Ciao, e tu chi sei? Io mi chiamo silvia, sono una creatura dei boschi. Io sono l'allodola, e canto tutto il giorno. Sono qui per te, e t'insegnerò a cantare le tue emozioni. Cosa sono le emozioni allodola? Cara sil, non posso spiegartelo ora. Un'emozione è qualcosa che farà vibrare il tuo cuore o lo farà piangere, ma le capirai soltanto quando ne assaggerai una. Ascoltami, sarò sulla tua spalla per un pezzetto del tuo cammino, e canterò per te.
e così allodola cominciò a cinguettare felice, e ad ogni pezzo il suo canto si faceva più melodioso, e la sil aveva strane sensazioni. Ricordi. Una carezza nel cuore della notte, una sorpresa quando non se l'aspettava, le ferite delle percosse in quel tragico pomeriggio. E Allodola la osservava, e continuava a cantare. Ora tu..la musica lei la sentiva dentro, ma le note si strozzavano in gola. Non riesco..non riesco. Un blocco alla base della gola e due lacrime che scendevano giù dalle guance. Sì, piccola, stai imparando. un pò di pazienza e riuscirai. c'è troppo lì dentro, e deve uscire lentamente e poco per volta.
Il pomeriggio stava per calare sui due che soli percorrevano il bosco, respirandone ui profumi ed emettendo quei suoni. Ancora, un avisita, dal cielo. Era signor Gufo, che con la sua mole atterrò su di un grosso ramo e la fissò con enormi occhi indagatori. Ciao, e tu chi sei? sono sil, creatura del bosco. Ho imparato a cantare, canto le mie emozioni. E tu chi sei? io sono sior Gufo. So molto di quello che c'è da sapere sulla vita e su come funziona il mondo, e te ne farò dono. E mentre allodola si dileguava, Gufo prese il suo posto, e cominciò a raccontare. E più raccontava, più il cammino si faceva leggero, e le cose intorno acquistavano colori caldi, e nomi, e i ricordi aumentavano.
Una gita allo zoo, carote per il canguro. Costruire una zattera con pezzetti di legno in un parco. Volare sull'altalena più alta...le lacrime scendevano ormai copiose, mentre la piccola sil cominciava a capire cosa fossero le emozioni. Una mamma, i suoi occhi e le sue mani. Una colazione a letto in un giorno di malattia. La varicella, e la spesa al supermercato seduta nel carrello della spesa. Ma anche, grida e mani sulle orecchie chiusa in un acamera. Pe non sentire. La paura. La paura. La sentì proprio mentre Gufo raccontava dell'ira degli uomini, delle guerre e dell'odio. Percepì la paura. Di restare sola, ora che ricordava cosa era stato aver attorno a sè qualcuno. Avrebbe voluto addormentarsi e dormire un lungo sonno, e dimenticare di nuovo. Le mancava l'aria. ma Gufo la esortava a continuare.
Le mostrò animali e fiori, il sole e le stelle, e molte altre cose, e le disse che tutto questo non sarebbe rimasto dentro di lei, ma che un giorno lo avrebbe racontato a piccoli esseri curiosi e affamati come lei si sapere.
Poi il gufo tacque, lasciando per un attimo che lei avesse tempo di far silenzio in quel frastuono che aveva dentro. Troppo forte, troppo per lei. Ma doveva sapere. Alla fine volò via, salutandola affettuosamente. Chi le ricordava? Lui, sì, il suo saggio, nelle sere d'estate a raccontarle costellazioni, e a darle spiegazioni a tutti i suoi incessanti perchè. sempre con tanta pazienza. Lui. papà.
la sera scendeva sul bosco ma stranamente lei non aveva freddo. trovò riparo in un enorme tronco che era talmente grande e cavo da simulare una caverna.

stava per prepararsi per la notte, quando nel buio sentì un fiato caldo vicino al viso. Chi sei? ho paura. Stai tranquilla, sono Lupo. Come ti chiami?
io sono silvia, vivo qui nei boschi, so cantare le mie emozioni e conosco un pò di come funziona il mondo. Un giorno lo racconterò a qualcuno. Io resterò qui con te piccola silvia. Stanotte ti regalerò la forza, e la pazienza. Ti saranno utili quando dovrai combattere a piedi scalzi nel mondo, con le persone che in contrerai, per non farti schiacciare ancora, e per non stancarti quando il cammino si farà duro. Resterò con te stanotte, e nei tuoi sogni riuscirò ad infonderti la forza necessaria a superare le avversità. Ti sveglierai nuova, pronta a ricominciare il tuo viaggio. la forza sconfiggerà la paura e la pazienza non ti farà arrendere.
detto questo, Lupo si accucciò accanto a lei. sentì un bel calore che la pervadeva, un caldo rassicurante, che sapeva di giornate al sole e di corse in spiaggia, di castelli di sabbia e di quella volta in bici. la prima, l'ultima. Sapeva di tagli e cicatrici, e di pelle nuova, sapeva di battiti forti e di cure, di ascoltare e di comprendere, di donare una piccola parte o una grande parte, senza mai chiedere niente. E sapeva di una nuova ventata, il chiedere, il volere.
Dormì in un baleno, sogni tranquilli e colorati, sotto un cielo talmente pieno di stelle, che la osservavano tutte da lassù. Lei non lo sapeva, lei era sola in quel mondo, ma in realtà non lo era più.

la mattina successiva le sembrò di vedere una volpe di sfuggita, di sentire il canto di Allodola e di essere osservata dagli occhi esploratori di sior Gufo. Lupo già non c'era più..ma la sensazione che aveva lasciato era incredibile. sentiva come un fulcro che le dava energia e  voglia di camminare, senza sapere il perchè, e le sembrava possibile qualunque impresa.
s'incamminò con un sorriso dipinto sulle labbra e le guance rosse e il passo svelto. Ancora una visita l'attendeva. Se lo sentiva. e si fece vedere dopo poco. Un bellissimo enorme cavallo nero, lucente e fiero come non ne aveva mai visto.
le andò incontro, la criniera svolazzante al vento, un luccichio negli occhi. E tu chi sei? Io sono silvia, una piccola creatura dei boschi. Canto le mie emozioni, la felicità e la paura, conosco un pò di come funziona il mondo. E ho dentro di me la forza e la pazienza, che mi aiutano a camminare spedita e a superare la paura, e a fare in modo che la felicità non sfugga di mano. Un giorno ho avuto una mamma e un papà, delle persone che si occupavano di me, e qualcuno mi ha fatto del male. ma so che devo camminare e non mi fermo. e tu chisei?
io sono Baio, e ti accompagnerò in questo ultimo tratto di strada. Ti insegnerò una cosa senza la quale tutto quello che sai e sei finora non serve a niente.
qualcosa per cui vale la pena di avere un nome, di vivere emozioni, di ridere e piangere, di conoscere il mondo e di gestire la tua forza e la tua pazienza. qualcosa alla luce della quale i tuoi giorni avranno un senso, e le tue notti saranno serene. qualcosa da vivere ogni giorno e da trasmettere a chi ti circonda, con una parola, un gesto, un sorriso, o anche solo con il silenzio e la tua presenza. io ti insegnerò l'Amore. E tutto sarà diverso. Ti insegnerò la fiducia,e la pace del cuore. Ma anche la passione. La gelosia e la rabbia. E vivrai tutto quewsto fino alla fine dei tuoi giorni.
Tutto avrà un senso. Sali su. La piccola silvia, fiduciosa, montò in  groppa. Baio cominciò a trottare, prima ad andatura sostenuta poi sempre più veloce. Dovette tenersi forte al suo collo, e mentre il vento le sferzava violentemente in viso, gli occhi chiusi, sentiva questa cosa fluire dentro di sè. Piangeva, piangeva a singhiozzi fortissimi. Scorgeva in ogni attimo del suo passato, in una carezza, in una serata a parlare, in una gita in montagna, in due piatti e una televisione, in una telefonata di ore e ore, a guardare il soffitto, l'amore. In tutti i sogni, nelle poesie stupide urlate alla luna, in uno sguardo silenzioso e ferito, in tre parole scritte su di un foglio, in promesse infrante e promesse da scrivere, l'Amore. E si meravigliò di come fino a quel momento ne avesse fatto a meno. Piangeva e continuava a bere quella cosa che fluiva impadronendosi del suo piccolo essere. Poi Baio rallentò e lei prese a respirare in modo regolare. Lo teneva ancora stretto, come se aggrapparsi a lui fosse l'unico scopo della sua vita.

Piccola Sil, trovarai ciò di cui hai bisogno.  E' già qui. Tutto quello che hai scoperto oggi era già tuo, ma una serie di circostanze avevano spazzato tutto via. Tutto era nelle tue mani ma tu non lo sapevi. La consapevolezza farà di te una persona vera e ti farà camminare nel mondo e vivere. Regalerai e avrai in cambio. Non stancarti, e non buttarti via. Mai. Non pensare che vali così poco. Credi. Non smettere di amare, e di credere, e di chiedere. Combatti, accarezza con la tua pazienza e graffia con la tua rabbia. Anche quello serve. O tutto morirà dentro. Ora sei pronta. Ne pioverà dal cielo per te. Giuro.     -Grazie...-

la piccola sil scivolò giù. poco distante una casa in una radura, la porta semi aperta. Baio era già andato via. A passo incerto, raggiunse la porta, bussò...E qualcuno aprì

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domenica, 24 febbraio 2008 - 11:58
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domenica, 24 febbraio 2008 - 10:56

E' che ti si vede col filtro degli occhi degli altri. Che credono di sapere ma non sanno un bel niente, e magari hanno anche l'ardire di giudicare.
Il macellaio ti vede come carne da macello, l'insegnante come contenitore da riempire, la parrucchiera come una testa da mettere a posto, il bambino come la necessità di giocare, e mi fermo qua. Nulla è semplice, nulla, ogni cosa te la devi penare e guadagnare, E' che non camminerai mai forse sul morbido prato della favola che ti sei disegnata in testa, no. Ma sempre in bilico su di un equilibrio? Forse, da qualche parte c'è un equilibrio.
Ascolta l'infinito, canta la Mannoia, il cuore di latta non ha fatto che guai, e di notte si addormenta e qualche volta stringe i pugni, e anche io, spesso, ma me ne accorgo dopo ore di sonno, dai segni delle unghie nei palmi. Non so, stamattina spaccherei un muro a calci, ma sto bene, sto bene. Giusto per scaricare un pò.
   E cercami, cercami, diamine. Sempre. In questa vita che non ci dà nessuna certezza.
E dunque, chi è che ti vede te e basta? Lo specchio. E il cielo, forse, solo il cielo, lì a coprirti e a rassicurarti che ancora mille albe e mille tramonti, ci saranno, e acqua e ghiaccio, forse, ma nulla a travolgerti più di tanto, nulla a punirti, solo qualcosa necessaria alla vita tua e di chi ti circonda.
 Le parole spesso sono perle in pasto ai porci, ma pazienza. Non perchè siano 'ste perle, ma perchè non sono mai state esercizi di stile ma vita vera. Sono pensieri e sono me, e prima o poi spariranno, le immagini spariranno e la musica pure. Puff. Ma le emozioni e il tormento e tutti gli attimi di magia, che restano scritti tutti uno dietro l'altro e non si possono cancellare, qui.
 E allora cosa resterà? Io. Soltanto Io.

au revoir..  

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venerdì, 22 febbraio 2008 - 17:52

...Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. E’ genio, quello. E’ geometria. Perfezione: i desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dentro di me. Un lavoro perfetto. Ho detto addio alla meraviglia, ho detto addio alla rabbia, ho detto addio ai miracoli, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un solo istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola quando, ti ho visto entrare qui.               A. Baricco

door_in_the___by_Nejnaja_Strela

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venerdì, 22 febbraio 2008 - 11:13

Empty_repost_by_triciakittyNon si erano dovuti cercare, semplicemente si erano trovati. Seduti entrambi in due stanze vuote, anni luce distanti [empty] da cui filtrava luce ma senza calore, colore senza sfumature, solo sfumature di biancogrigionero. Suoni metallici eparole inarticolate, fuori un mondo che girava lento e inesorabile, un mondo in cui crescere sogni e speranze, e prepararsi e coltivare un giardino seminando ogni tipo di piante nel tentativo di vederne crescere almeno una forte e sana, piena di linfa e capace di dare frutti. Un miliardo di silenzi e di assenza [i'm not afraid...] di vuoti riempiti da pensieri inaccessibili, occhi alla ricerca di occhi, immagine alla ricerca di specchio.  [If the sky that we look upon Should tumble and fall And the mountain should crumble to the sea  I won't cry..]

Un'enorme casa vuota e silenziosa in cui incontrarsi ogni giorno e da riempire, tinteggiare, colorare, e qua una tenda lì un tavolo e due sgabelli, un bicchiere con un solo fiore, due tazze, poi tre, quattro. Un camino, un letto, tendine alle finstre, un fazzoletto di giardino. E come per magia anche il mondo fuori si trasforma, il sobborgo di periferia diventa un lago e compaiono vetrate immense, da starci i pomeriggi ad ammirare. E, raggi caldi e colori e musica da comporre insieme. Si erano trovati, imparando a riconoscersi nelle parole, nei suoni, in frasi da completare e desideri da incastrare. Imparavano e in fretta, parlavano lingue diverse ma chissà come mai continuavano a capirsi alla perfezione. La bambina seduta sulla sponda del lago increspato sotto la luna e il poeta irraggiungibile con lo sguardo dolce e con quel velo di tristezza, giusto all'incrocio tra una vita da inventarsi e un passato di cui comprendere il senso.Giusto all'incrocio, s'incontreranno nell'incredulità che questo scoprirsi e cercarsi, è tutto vero.[When the night has come And the land is dark And the moon is the only light we see No I won't be afraid Just as long as you...stand by me]

Makes you more visible inside me, you rise as I bow
Fight for every breath and breathe only you

 

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giovedì, 21 febbraio 2008 - 16:34

Poco da dire, poco da star qui,  perchè il resto è detto e vive fuori di qua. Me in progress. Situazioni a scuola in miglioramento, perchè come al solito non mi arrendo e cerco strategie.
Mi tingo di verde speranza, di migliorare me, di mettere a fuoco e poi zoomare, di superare una serie di paure che di tanto in tanto attanagliano cuorestomaco. Potete scorgermi che cammino con passo sicuro, sguardo fiero e talvolta duro, ma da lì non si scorge il cuore che è fatto di materia fragile, come quei pezzi di cristalleria, lucenti e trasparenti ma sottili sottili..
mi tingo del bianco del candore, del rosa della tenerezza e del rosso della passione. Di nero, nero felino. Viaggio tra pensieri che sono una rapsodia in blu. Un filosottile e diretto, tra me e te.
Mi commuovo davanti a due pestiferi diavoletti della tasmania che in un inconsapevole armistizio collaborano nel risolvere un'espressione, nel momento in cui si trovano da soli e non più giullari in classe.
Mi commuovo alle 7 fuori al cancello di casa, mentre davanti a me il merlo e la merla si inseguono con il loro solito passo saltellante, che m'intenerisce assai. Lui nero e sicuro, lei quel solitio marroncino incerto, saltellante e un pò goffa, è una chiattoncella ma mi piace tanto.

Ho appena lanciato briciole in giardino, è accorso un pettirosso. In questi momenti divento una bambina, [Con un sorriso dipinto in faccia e il gridolino ragazzeeeee il pettirossooooo, anche se non c'è feedback in questa casa] resto qui immobile ad osservarlo che pizzica incerto, con un occhio verso l'interno del balcone, indeciso a fidarsi, pronto a scappare... Ma non ti farò del male, sebbene continuerò a lasciare briciole per te. Sono qui, e sei libero di tornare e restare. Niente trappole, niente trucchi.

ieri, dimanticavo. sono stata un bel pò a cercare su youtube un pezzetto del film, matrix reloaded, quello in cui Nio salva Trinity prendendole in mano il cuore. uff, non l'ho trovato, metto su sto videuzzo

E, un inchino alla Vale, e alla sua mamma che è stata così dolce da mandarci 'sto ben di Dio! Marmellata di arance (x me), mozzarella, babà, bignè, fragole, torte capresi, pasta fatta in casa, arance, limoni (di Sorrento eh), friarielliiii e formaggi e provolette. Ecco: come si dice da noi, 'a facc' 'e chi ce vò male. Smuack alla signora Maria.


Di cosa pretendevano che parlassi, mi chiedo...
Attaccai subito con una lezione sulla fisiologia dell'amore. Come fanno all'amore gli elefanti - ecco!
Divampò come un incendio.
Dopo il primo giorno non ci furono più banchi vuoti.
[H. Miller - Tropico del Cancro]

 

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martedì, 19 febbraio 2008 - 14:11

Boxing_by_Lynguistic

Cribbio! Oggi l'unico pensiero uscendo da quel posto era: io non ce la faccio. Io..io, non celafaccio. NUNCIAFACC' come dico di solito io. Il successivo: ho bisogno di una si-ga-re-tta ma mi tocca aspettare, che non mi va di farmi vedere dai ragazzi a fumare, e mi passano daventi tutti all afermata. Caz, l'esempio..e poi per quel poco che fumo. Oggi proprio di quelle due ore che non gira, che vivi nell'attesa di qual magico suono che mette fine a tutto, e andate viaaa!! Oggi, da sfogarsi con un paio di guantoni, e datemi un sacco e guai chi mi capita a tiro. Perchè io ma ntengo la calma, e mantengo il sorriso, e non li voglio sconvolgere, e rosico rosico ma poi devo sfogare. Ecco. E poi, so che una parte di me è in giro incazzata come un caimano, e allora oncora peggio. Esco infagottata che se avessi un fumetto che esce dalla testa sarebbe da censurare. Che se mordo avveleno. Una cascata di pensieri e adrenalina da smaltire...oddio forse io non ci sono tagliata, forse sto giocando a fare qualcosa di cui non sono capace. oddioddio.. sob.

Poi. Respira, respira. Capita una giornata così. Ce la puoi fare. Poi, sentire dall'altra parte che combattiamo in due, che tutto sembra girare storto ma gira, che si cammina, si corre. Entra in autobus, macina i chilometri. Quasi casa. E mentre parlo, il respiro si fa regolare, mentre guardo oltre il finestrino ma è in realtà te che guardo, il cuore riprende il ritmo e sorrido. Metto via la giornata e il lavoro e guardo avanti. Ma molto, avanti. Che certe parole hanno la capacità di rovesciarti davanti il futuro come un torrente in piena. Devo piantarla certe volte di assorbire emozioni come una spugna. Alla fine sono più serena e forse anche tu. E 'fanculo il resto. Con rispetto, con tutto l'amore, ma: 'fanculo.

Poi.  Scendo dall'autobus e la sigaretta è già pronta lì, e mentre aspiro mmmmmhhhhh come un tossico, mi fermo un attimo a pensare non ai ragazzi, non a te, ma a me. Me punto, me ora. E riscopro così come un flash che forse pian piano sto ritrovando la vera me. In ogni dettaglio fino all'insieme. Che sono sempre stata un maledetto camaleonte. Un'appendice, una me incompleta, un'adattarmi un modellarmi, ma non me vera. E la colpa non è di nessuno, è sempre stata solo mia. Nel disperato bisogno di farmi accettare, nel grido per non farmi dimenticare, un qualcosa che forse fa paura ma era come una cosa con una forma sua che non viene mai fuori. Così sin dagli esordi, dal bozzolo informe di tre anni, al fagotto incerto di 15, dalla me un pò più sicura di 18, al bisogno di amare elaborato e speso sui ragazzini in oratorio, dall'arrampicata verso una laurea alla spacializzazione alla fuga per ritrovarmi. Dalle esperienze fallimentari al bene regalato, sprecato e rubato, al bene che nasce, prende consistenza e forma e si rinnova ogni giorno. Puro, semplice, pieno. Dalle lotte per un briciolo di liberà, alla scoperta di un paio di ali che erano lì da sempre. Da me a me. Un giorno quieta e bianca come un ermellino, innocua e pulita,  un giorno amara come la cicuta, acida, velenosa, violenta, lasciva; un momento sfatta e disordinata e da rimettere a posto, il successivo lì lì per scoppiare come fuochi d'artificio, matta da legare, ma mai che getta le armi e si arrende poi insopportabile, e mai zitta, sempre il solito fiume, e piena di vita. Che la vita è così, mai uguale e sempre lì pronta a stupirti. Come me. Me, Silvia, quella vera, quella che hai tirato fuori. Il futuro che vuole essere vissuto a tutti  costi.   Il segreto, forse, è volere, e non stancarsi.

(mission impossible..è x la spesa del secolo di oggi, per il mio mitico orientamento che si trova in qualche posto del mondo lontano da me e un giorno ci riabbracceremo e piangeremo felici, e per tutte le missioni impossibili ancora da fare. SilBond, ce la puoi fare!!!)

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lunedì, 18 febbraio 2008 - 22:03

Epilogo che Freud mi fa un baffo: alla fine grazie a me inconsapevole, la solita frana di sempre, la traversata verso il Conad non è andata in porto: dopo un giro imprecisato per varie ignote della città, mi sono accorta di aver sbagliato autobus. Ho portato tre ragazze a sperdersi. Ergo la mega spesa è rimandata a data da destinarsi (domani, autobus giusto, alle 4).

Detto ciò. Un abbraccio silenzioso e tutta la mia essenza, a te lontano mille miglia. Non posso fare nulla, ma sono qui. Vabè..il resto, non qui. TVB non sai quanto

Embrace_by_stuijn

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lunedì, 18 febbraio 2008 - 15:50

E' che certe volte quando torno a casa mi ci vorrebbe un calmante, una mezz'oretta per far tornare il respiro regolare e il battito calmino. Delle pesti, sono, e non ti puoi concedere di vivere un letargo, devi schizzare mentalmente e fisicamente come loro, non concederti momenti di defaiance, stare all'erta, prima che il discorso misteriosamente dribbli su amici di maria, o sulla giorgia che s'è fidanzata con quello di terza Ci, o sulla spazzatura a napoli per cui mattia e giulia stavano venendo alle mani. che sinceramente sapere che i miei cuccioli fanno i razzisti mi aveva lasciato un bel pò con l'amaro, uh, pare ci sia stato un qui pro quo. Poi su su schizza in prima, e là devi fare la mamma certe volte, guardali, guardali quanto sono piccoli diamine.. Come si fa a far del male a dei bambini, dico io. Quel cioccolatino di Frank, che fa dispetti alle mie spalle e poi quando non sa fare il MCD mi guarda e dice..ma io non ci riescooo, con quella pwonuncia fwancese e con la lacrimuccia pronta e la testolina sul braccio. Che poi è tra i più intelligenti della classe! Forse oggi siamo arrivati a convincerci che ci riesce :) e la Priscilla, la mia saetta volante che mi spunta vicino alla cattedra quando meno me l'aspetto, e adora cancellare la lavagna. E Matteo, disordinato da far paura ma che vuole, vuole fortissimamente vuole capire, e lo vedi serio serio concentrato che ti dà la risposta giusta, e tu dici okei e lui "evvaiiii". e la Cochi, un pò grandicella fisicamente, un faccione tondo e dolce e una testolina intelligente. E Maddalena,last one di 8 fratelli, che ultimamente è in crisi, apparentemente x la scuola ma in realtà perchè la Ceci e la Cochi non tanto se la filano, e ha bisogno dell'endovena di fiducia in se stessa, e un'amica nuova. Bè ogni tanto capitano i momenti di insofferenza, sì, ma coi bambini, cioè, non puoi non amarli, con uno sguardo me li abbraccerei tutti. Ogni giorno è una nuova avventura, e sì farò mezza giornata ma dalle otto all'una si combatte senza tregua, col compito di riempire testoline e di avviarle alla vita. Bè, molto meglio di ore e ore in un dipartimento a costruire grafici, elaborare dati e vederli persi o che dopo anni e anni saranno letti da qualche ecologo con il sopracciglio alzato. Mentre gli americani ci hanno già superati di brutto. vabè. Torna a  casa,e  là ancora schizzo coma una lampadina, poi pranzo e lentamente vado verso un equilibrio, e dopo pranzo, sìsì faccio presto che la cucina oggi tocca a me, un residuo di pazzaria quasi mi vedrebbe lanciata a pulire anche i vetri ma la Sil rinsavisce in tempo, torna sui suoi passi e si butta sul divano, neurone in stato basale, giusto le funzioni fondamentali, respiro, parlare alla Vale di là..approposito...ragà mica vi siete impigiamateee??  eccerto. Uhm, perchè oggi vuoi uscire? (mumble..altro shopping? Il neurone comincia a svegliarsi, l'occhietto si accende, la scarpina in saldo già si fa spazio nella mente... ecco)....

- ....sì, al Conad c'è l'operazione BIS andiamo a fare la spesa? (sorriso della Vale a 360 denti)

 USSIGNUR. Praticamente, oggi ci tocca la maxi spesa, quella che non  ti entra in casa, quella che se c'è il BIS, cioééééééééé, serve tutto, ad ogni reparto ad ogni bancone spunterà una cosa che serve. E poi prendi uno paghi due, cheffainonlocompri? Porc...! SOB STRASOB 

[entrerà in azione...Agente zerozeroSil, licenza di poltrire. Io la boicotto, giuro]

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domenica, 17 febbraio 2008 - 21:41

DSCN2825

Dieci e trenta, si parte. E chi ci ama, ci segua, ecco. E a quanto pare nessuno ci ama, che si rimane io e la Vale, ma at the moment la cosa non mi dispiace per niente. Padova, oggi. Un'ora di treno, gelido per giunta, e siamo lì. Io senza posto finestrino non so viaggiare. Solito paesaggio si staglia veloce, cielo non proprio limpido ma noi si va comunque, tra una telefonata e una serie di considerazioni su fidanzamenti lunghi. I rapporti, fil rouge della giornata, la gente che ci circonda, in casa, fuori, quello di cui abbiamo bisogno e quallo che abbiamo. Ragazzi, amore, compromessi e vita futura. Si arriva a Padova, e attraverso il corso Garibaldi e il parco dell'Arena si arriva nella piazza principale, non senza una sessantina di foto, vicino all'albero, dietro la statua, sotto l'albero, me and you, vicino al ponte, insomma due turiste allo sbaraglio. Spensierate, sì. Pranzo da Brek, tortelli, riso al radicchio (lo rifaccio, okeeei) verdurine e tiramisù e via. Un mercatino, lo stesso di tre città fa, ci perseguita, tra antiquariato, giocattoli, vinili, libri, collane, vestiti e foto. Immensi 'sti mercatini, una sigaretta e riesci anche ad ignorare la merce, anche perchè per non spendere e per dimenticanza di prelievi la sottoscritta non ha un cent. Un cane che sembra un mostriciattolo, un terranova meraviglioso che spunta da un bancone  a sniffare sotto il cappotto di una tipa. E ancora per chiese, fino a sant'antonio. non voglio andare nei dettagli, ma per un pò al di là delle volte stellate bellissime, ho respirato un'aria strana, qualcosa è antrato dentro, qualcosa ha comunicato, e una cosa preziosa è passata da mani a mani, a cuore a cuore. Caffè, 'na ciofeca come sempre, ma tra le parole ci si ritrova più vicine. Il mio pensiero sempre lì, sempre a te. Waiting for, impaziente. Smaniosa. come in quelle foto mosse, che non riesco a stare mai ferma. Candele, ne accenderei una per chi so io, magari mette la testa a posto invece di rompere da mane a sera.  Poi. Una cartolina per il nipote di Val, lei scrive du uno di quei panettoni di pietra, io fumo seduta sull'altro. Occhi, centinai di occhi passanti. Non i tuoi, mai. Ritorno, sosta per un paio di dolcetti, una piccola mostra, bello un quadro che il tipo ha nominato casa di campagna, con una facciata bianca, una finestra dei fiori e una bici, io l'avrei chiamata attesa, ma sarà il mio status attuale eheh, vabè; poi di corsa al treno strapieno. Occupiamo due posti con il palese disappunto di un cinese gigantesco che deve metter via il suo nobile gubbino, e il sopracciglio alzato di un signore che legge il giornale.. Ci guardiamo per dire "embè?" e poi dopo 10 min, e dopo i dovuti dolcetti strapieni di nutella,  siamo entrambe lì a ronfare, un pò raggomitolate nelle rispettive giacche. un'oretta e a destinazione, si gela e io comincio a sbadigliare, che ci crediate o no, io termoregolo così. Casa, a decongelare e a guardare dottor House, e che palle sono sempre le repliche. Vi dirò, sono un pò stanca, ma passa. Cioè, mi rilasso sul divano, mi programmo la settimana, e un pò più avanti.

Diciamo abbastanza pronta ad affrontare i monelli. Non prontissima, ecco. ma va bene lo stesso. Buona vita gente...

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sabato, 16 febbraio 2008 - 19:49
 Perché tu possa ascoltarmi le mie parole si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro per le tue mani dolci come l'uva.

E le vedo ormai lontane le mie parole…Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.

Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti, perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.

E io le intreccio tutte in una collana infinita

per le tue mani bianche, dolci come l'uva...

(P.Neruda)

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