Sentite che aria, oggi. Che ti alzi,e vorresti restare lì, a poltrire, a oziare, insomma. Ed esci, che è notte e ti perdi in questa stazione piena di ragazzi che venno a scuola, tipe che cantano in coro con un'auricolare a orecchio in due, etnie ed età diverse, facce perse e assonnate, gente incazzata e io. Metà viso nascosto in una sciarpa bordeaux e collant che escono dal giubbotto a strisce. Stessi percorsi, albeggia e sei a scuola. Occhiett furbi che ti scrutano nel percorso verso il cancelletto, quattro colleghe, la solita acida che manco ti saluta. La prossima volta le lascio un barattolo di bicarbonato da "utente anonimo" nel cassetto, con un messaggio: tiè, neutralizzati!!! La Nadia, invece, la collega del sostegno: una mamma. Ha quello sguardo, quella voce, sempre un sorriso e una parola affettuosa, incoraggia, comprende e pazienta. Ogni volta che la incontri è come un'abbraccio. E poi la collega di scienze, che la vedi stanca, e qualche volta assente, ma mai scostante, epoi scopri che a casa ha un mucchio di problemi. E via dicendo, ogni tanto si scopre un pò di vissuto di ciscuno, i ragazzi torano a cheidere perchè non restrò l'anno prossimo, io glielo spiego ma tanto lo so che me lo richiederanno la settimana prossima. Certe ore volano, tra un paio di esercizi, uno schema e mille domande. Esci, di nuovo quella strana aria, fuori. Strati di nuvole dense tra te e il cielo, tra il tuo viso e il sole. pensieri in autobus.Mi rivedo scugnizza nelle tue parole, e ricordo me da piccola. Nei rari momenti in cui potevo esprimermi senza timore nè controllo. Cosa combinavo? Di tutti i colori, nel vero senso della parola. Tipo truccare tutte le facce che mi capitavano a tiro con un centinaio di ombretti, e travestirmi e fingermi una potente strega ed entrare inq ualche fiaba a fare sortilegi. I finesettimana, rigorosamente allo zoo o ai parchi giochi, a distribuire noccioline alle scimmie, carote ai canguri, erbette ai daini, pane ai cigni e tutto quello che il mio armamentario doviziosamente preparato potesse offrire a quelle bestie. A memoria, lo conoscevo. Se chiudo gli occhi ne sento ancora l'odore, mi rivedo con la faccia schiacciata contro la vetrina dei serpenti velenosi, vicino alla voliera, in estasi davanti alla signora pantera, che si faceva quella gabbia in su e in giù senza tregua, affacciata sulla vasca dell'orso bianco e dal basso sotto lo sguardo a pesce lesso della giraffa. Ora non riesco ad andare in questi posti, mi mettono tristezza. Animali rinchiusi e tristi, costretti in quattro metri. Allora non ci facevo caso, era una cosa fantastica averli lì tutti quanti a portata di mano, sentirsi tutt'uno con quel mondo dentro la città ma lontano mille miglia. Il leone portava il ruggito di una savana, per me. E un padre paziente al seguito, sguardo paziente e attento, permetteva tutto questo. Nei suoi occhi una montagna di saggezza e di sofferenza, e la speranza di vedermi felice.
che aria, oggi. Un cielo grigio, magari piove, e le temperature che più giù non si può. Ma no, io il sole lo vedo eccome. Scalda così tanto, e mi dà la carica. Grazie.

















"Proof" - che letteralmente significa dimostrazione, prova inconfutabile - è la storia del dramma familiare di una ragazza (la Paltrow) che ha lasciato gli studi per stare accanto al padre malato, un geniale matematico (interpretato da Anthony Hopkins) vittima da ventisette anni di una terribile malattia degenerativa che colpisce il cervello. Abituata ad una vita quasi da reclusa, a passare spesso i suoi giorni a letto senza mai alzarsi, Catherine si ritrova letteralmente in un altro mondo quando suo padre viene a mancare. A riportarla alla vita reale saranno sua sorella Claire (Hope Davis), piombata a Chicago per i funerali ma in primis per portarla con sé a New York, e Hal (Jake Gyllenhaal) uno studente del professor Robert che si innamora pazzamente di lei. E' difficile però far uscire dal suo guscio una persona che non riesce più a distinguere la realtà dal ricordo, il presente dal passato, e il vero dal falso. Catherine crede di essere pazza come suo padre, o quanto meno crede di essere sulla buona strada per diventarlo...