giovedì, 29 novembre 2007 - 22:53

we_danceLei aspettava, sul limitar del bosco, mentre le incerte ombre della sera fluttuanti già  iniziavano ad avvolgere l’orizzonte. Aspettava, chissà cosa. Ma sapeva che aveva una sola cosa da fare. Non agitarsi, non congetturare, non aver timore. Solo stare lì ed aspettare. Si mise comoda sul masso più vicino, dalla forma morbida e dall’aspetto morbido, ricoperto com’era da muschio. Le gambe incrociate, il respiro lento e regolare. Da un ramo una ghiandaia spiccò il volo, spaventandola. Il silenzio che l’avvolgeva era denso di mistero. Non paura: mistero, come quando stai per entrare in una stanza e immagini le meraviglie che vedrai. Intravedi sotto la porta uno spiraglio di luce, apri, lo spiraglio si allarga, finchè la luce non ti travolge.  Un vento leggero ruppe delicatamente il silenzio, facendo frusciare leggermente le foglie dell’acero che le faceva ombra. Guardò su. Riusciva a scorgere il cielo, non tutto intero, pezzetti sparsi qua e là. Un po’ come la sua vita, mai riuscita a comporre un puzzle intero, solo pezzetti qua e là, un buco su, un angolo mancante, la striscia superiore … pezzi di cielo, sì. Come una canzone un po’ stonata, che senti che quel si non va bene, dev’essere bemolle forse, mah.  Non era mai riuscita a suonare qualcosa, ma le piaceva modulare la voce, cantava, silenziosamente nella sua testa sinfonie, e anche altre cose, ma lontano da occhi e orecchie. Aspettava, fintantoché la mente si prestava ad un veloce riepilogo di ricordi, passaggi, eventi. Orme sulla sabbia e scarpette tra le mani. Capelli svolazzanti in un canneto e un fazzoletto al collo. Scritte nella neve e facce sceme e cappelli di lana variopinti. Passi frettolosi a capo chino, come se sulle spalle il peso fosse tangibile, reale. Unghie rotte e sporche di terra, dita doloranti. Graffi sulle gambe, macchie di bruciato sulla giacca e vista sul mare. E così via, come scorrere diapositive datate, in fretta. Ma..

In lontananza vide muoversi qualcosa. Una figura, si avvicinava. Sfocata e avvolta da un mantello nero, si avvicinava. Ne sentiva l’odore, odore sconosciuto. Odore di sempre. Non riusciva a mettere a fuoco, chiuse gli occhi e seguì la strada di quel profumo. Mosto forse. Tabacco. Miele. Lentamente, mosse i primi passi. Sempre più vicino, ancora un po’ di più. Ancora un po’. Uno strano sapore sulla punta della lingua. Deglutì. Sì, dolceamaro. Respirò, quasi a voler intrappolare in un istante quell’aria satura di… qualcosa, che la faceva sentire bene. E ad ogni respiro, meglio. Leggera… si avvicinava. Ancora di più. Ormai lo vedeva, avvolto in quello strano mantello. I tratti sempre sfocati. Ormai l’odore era così forte da stordirla, e il sapore era una droga. Vicino quasi a toccarla. Chiuse gli occhi. Qualcosa di caldo l’avvolse e di colpo non era più lì. La mente incapace di produrre pensieri, bloccata in un’emozione. Il cuore, un martellamento assordante. Vibrava, sì, come una corda di violino. Come in una sorta di autocombustione, prendeva fuoco. Ma da dentro. Come se ci fosse una parte dentro dentro, e ancora più dentro, che dava fuoco a tutto il resto, e ogni fibra del suo corpo bruciava e rinasceva. Non andare via non andare via non andare via..resta qui. Sì. Per sempre. Aria e fuoco, acqua e terra. Sempre…

Si svegliò all’improvviso, accaldata e sudata, quasi febbricitante. Un sogno, sì. La finestra semiaperta si era spalancata e le tende svolazzavano irrequiete. Scese dal letto a piedi nudi, richiuse la finestra. C'era la luna piena ma non la notò. Tornò a dormire.

 

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
giovedì, 29 novembre 2007 - 13:15

Ciao, vi scrivo qui dalla mia postazione, sotto l’ombra di un baobab (magari) col sombrero, e con l’ausilio dell’ultimo neurone superstite, quello gasato che nonostante l’ecatombe, zompetta ancora qua e là avendo tutto il cervello a disposizione, e fa il funambolo e il trapezista (odddiooddioddio non voglio pensare ai trapezi che poi mi vedo davantibasemaggiorepiùbaseminoreperaltezzadivisodue)…col suo ausilio vi narro le epiche imprese di una profe allo sbaraglio. E meno male che non vi devo parlare, che non ho più un filo di voce e per farmi sentire da tutti chissà quanta ce ne vorrebbe, eh.. Coltre di nuovole, stamatina, sempre con quel rosa che traspare sotto. Poi è uscito il sole però, sparato e raggiante, e all'uscita da scuola mi sorrideva in faccia finalmente. In un moto di vanità ho tirato fuori quel lezioso cappellino di lana cotta con tanto di farfalla a lato, e vabè darò nell’occhio ma ‘sti 19 euri avranno anche un perché. In effetti mi sa che davo un po’ nell’occhio, ehm, ma la classe non è H2O come vi ho insegnato, quindi un po’ di nonchalance e via…gonnellone grigio a punta e stivale alla peter pan, li chiamo io, all’alba sono a scuola. In autobus mi volto e ad un certo punto scorgo due donzelle gesticolanti, che con la musica a palla nelle orecchie avevano voglia di gesticolà, ormai mi avevano data per rinco, credo. Sorrido, ripongo la cuffia. Caffè. Che la suddetta donzella è delle mie parti, e una cosa in comune è “caffè, sempre, a qualsiasi ora”. La giornata vola, o forse io desidero talmente che voli, che il tempo scorre più in fretta. In prima, tento di spiegare il fatto che la vita su questo pianeta è possibile grazie ad una sostanza magica, l’acqua. Credo che ci siano alcune cose indispensabili da capire, al di là dello studio, dei contenuti minimi e cavolate del genere. Cose che chi vive quaggiù ha da sapere. Ad esempio, che l’acqua è un qualcosa di unico, che il ghiaccio galleggia sull’acqua e sotto possono vivere pesciolini e piante (profe, ma se ghiaccia i pesci poi si scongelano in primavera!!! ..come disse il signor findus)…and so on..

Ultima ora, mi aspetta in classe, in seconda per esser precisi, una nuova fanciulla. Brenda, piccoletta peruviana. Sapevo che sarebbe arrivata ed ero contenta, che tra le tante lingue lo spagnolo è quello che non ho studiato ma non so perché, comprendo e un po’ so parlare. Cacchio oggi li ho stupiti con effetti speciali. OOOoooOOOOooohhh ma lei sa anche lo spagnolo!! Ihih, è che so furba, ho passato un pochino di tempo in Spagna e la radice è come la radice quadrato, base per altezza, base por altura, y mas o meno, y el quadrato y el parallelogramma, in un modo si dovrà andare avanti, acchiappo da qualche parte parole e le sfrutto al momento opportuno. Lei è bravina, e la classe l’ha accolta con entusiasmo e io li incoraggio. L’avventura continua, gente. E non sai mai domani cosa ti aspetta, a volte nemmeno l’oggi cosa ti riserva. E finchè la vita sarà piena di sorprese la cavalcheremo come il surfista l’onda, quella perfetta. Ma anche se non lo è ci va bene lo stesso.

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
mercoledì, 28 novembre 2007 - 21:14

sistersFiglie di padri diversi. Sorelle. Di sangue. Lontane x un pò, allontanate x guardare in diverse direzioni, io più vicina all'altro fratello. Poi lui è sparito dalla mia visuale e sei apparsa tu. Piccolo criceto, piccola e fragile in quel guscio forte e sfacciato. La tua aria da leader, il fregartene di certe situazioni. Io ti conosco, e forse nessuno meglio di me. Ricordi quando andammo sulla neve? che odiavi la salita e poi rotolasti giù a peso morto?? Ricordi quest'estate le patatine in spiaggia? E "Italia UNO?" che solo noi sappiamo come lo facevamo. Mi manchi un sacco, t'immagino nel tuo letto, forse qualche volta dormi nel mio, che chissà perchè ti ci trovavi sempre meglio. Ricordi i film visti al PC strette sotto la copertina?? e come mi sfottevi, ma alla fine tornavi da me? Il giorno che sono andata (e con questo mi gioco la reputazione) con te e Maria a vedere ho voglia di te, e poi la tresca da francesco, che di nascosto dovevi lasciargli una lettera nella buca? mezz'ora ad aspettare che qualcuno ci aprisse. Il tira e molla con Fra e te e lui che in come la corrente alternata venivate a sfogarvi. E l'operazione?? che volesti me a far la notte al capezzale della moribonda, quella nottata credo non la dimenticheremo mai più:mai :) 

 I nostri sguardi sempre complici, più passava il tempo e meno parole erano necessarie. Eppure di parole ce n'etrano tante, specialmente quando io ormai stanca sul punto di tracollare tra le baraccia di Morfeo, tu "Oooh, daaai parliamo un pò?" dopo duemila buonanotte ancora lì a parlare, che al buio chissà perchè si parla meglio, di notte ti vengono in mente tante cose che di giorno magari non vedi. La scuola, gli amici, quelle lì che si fanno tutte le esperienze possibili, viste attraverso gli occhi tuoi di bambina in un corpo di donna, che vive la sua vita come un fiore che sta sbocciando e si affaccia al sole. I tuoi occhi color nocciola, i capelli sempre tirati in quella coda stretta stretta stretta, o la treccina a "scorpione". Le coccole che ti venivi a prendere riempendomi di baci nel collo (e lo sai che mi fai il solletico! e mi torturi nella tua morsa, e mi soffochi). Le mani piccole piccole, ora hai l'anellino che ti regalai, quello fatto apposta x te, a fascia con un farfallina appesa, quello dei 18 anni, insieme a quel kilo di gommose alla frutta che ti sei fatta fuori in 2 giorni, drogata di zucchero che non sei altro! Che fai, ora? L'anno prossimo medicina, stai già lavorando sui test come una forsennata dall'estate. Hai la determinazione e la competitività che io non ho. Hai qualcosa di me, anche. Non poco, credo. Ma sei fragile e a volte vorrei che la mia ala ti preservasse dalle cazzate del mondo. Non posso, nessuno può, ovvio. Ma il mio amore ti avvolgerà sempre come quella copertina piccola e calda. Ti bacio in fronte Sarè. Tanto. E ti porto qui, tra le cose più belle e i pensieri più dolci. E nel mio cuore, of course, in  giro x questi posti nuovi.

your sister Silviè

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
martedì, 27 novembre 2007 - 15:13

waysSiamo strade. Tutti. Miliardi di strade in circolazione, che scorrono parallele, a volte s’incrociano, poi  ripartono di nuovo. Strade trafficate di città, sentieri di montagna, grosse autostrade. Viottoli di paese, completamente anonimi, tranne che al passante che d’estate percorre con sandali leggeri il lastricato, ammirandone la geometria. Sentieri di montagna battuti dai trekker, ricoperti di morbido humus e foglie, che ti rendono meno dura la salita, mentre un raggio di sole traspare tra i rami, e un refolo d’aria fresca ti accarezza il viso. Strade. Vie caotiche e assordanti, piene di bancarelle e automobilisti spazientiti, di madri che si tirano i bambini vicini, chè non esiste marciapiedi, aria satura di monossido di azoto e in cerca di ossigeno per respirare. Percorsi ripidi, attenzione caduta massi: vie bloccate da un blocco di pietra, che per entrare nel cuore devi fare fatica e arrampicarti, scivolare  e cadere. Vie ad accesso negato.  Autostrade mai terminate, ci sarà da pagare il casello, ma le ruote scorrono piacevolmente, e lì puoi correre a volte anche senza limiti di velocità. Stradine tortuose, piene di curve: ciò che è ora lo vedi, ma non sai cosa c’è dietro, cosa si nasconde dietro l’angolo, magari brecce e fossi, magari un cerbiatto che ti guarda impaurito, magari una poiana pronta a scappare al minimo rumore. Strade, scoscese che portano al mare: non lo vedi, ti si apre di colpo esplodendo di azzurro, e ti viene da correre, correre, e tuffarti.

E ci percorriamo, a volte senza davvero percorrerci. Distrattamente, come quel viaggio in cui hai troppa fretta di arrivare, per guardare fuori dal finestrino. Senza sentirci, percepiamo rumori al posto di suoni. Senza toccare l’asfalto bollente o la terra bagnata o la sabbia sottile. Senza sentire l’odore della salsedine. Senza osservare i dettagli.

Buon viaggio, gente

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
domenica, 25 novembre 2007 - 19:30

voyage

Che sui viaggi in treno ci potrei scrivere libri. Anche giù, viaggiavo spesso in treno. Puoi andare in giro e insieme leggere. E conosci un sacco di gente. Giù da me, capitava spesso di incontrare perfetti sconosciuti, e alla fine del viaggio, dopo nemmeno un'ora, spere tutta la loro vita. la gente a volte ha voglia di parlare, magari che ne so, ispiro fiducia, in ogni caso mi piace ascoltare. Da che son qui la cosa non capita così spesso. sarà il freddo che gela le membra ma anche la mente e a volte anche il cuore? Fatto sta che le persone se ne stanno chiuse nel loro àipod o in un libro, o semplicemente la vedi assorta e silente. anche se ti sta di fronte per due ore. Stasera, ritorno a casa. Prendo posto di fronte ad una ragazza, la faccia simpatica e dei begli occhi verdi. Smessaggia col cell, poi chiama, litiga col ragazzo, credo, ri-smesaggia. vabè. Tiro fuori il lettore MP3, embè pormai mi sono adeguata anche io. Uhm, batteria scarica. Libro, ho Tangerine, i racconti di Bradbury, da leggere. [Chè siccome non ho tanto tempo, magari ne leggo uno e non perdo il filo di una storia, per riprenderlo dopo giorni. Ma devo trovare qualcosa che mi appassioni di nuovo. Vabè.]

Nonostante la quantità di caffeina circolante nelle mie vene sia tanta, dormo. Ma il sonno è leggero e aleggio in una specie di sogno a metà, superficiale e fatto di pezzetti di ascolto. Infatti ascolto, si parla in spagnolo. E' una lingua il cui suono mi riporta al mio viaggio in Spagna, ma anche questa è un'altra storia come diceve Hende. Apro gli occhi e la mia dirimpettaia discute con l'altra ragazza alla mia sinistra. In un attimo anche Silviet è inserita nella conversazione: se hablano espanol le capisco, alla fine si parlaespeliano e ci si conosce. Lucia suona il violino e vive a Verona anche lei, è arhentina, suona dall'età di 7 anni e anche se ne dimostra almeno 25, orpolina ha solo diziannueve agnos. Ha movenze un pò da donna-bambina, viaggia un sacco, parla tanto, racconta, chiede io che faccio. Eleonora, di fronte  a me, le parla in spagnolo ma lei risponde in italiano guardando me. Eleonora, anche lei sembra più grande, ma ha 22 anni [e qui Silviet scopre la strana sensazione di sentirsi la più vecchietta della cricca] . Lei è abruzzese ma vive a Merano, sta nell'esercito. Uhm, e tu? Io insegno matematica e scienze a scuola. Urca. fa sempre uno strano effetto sta cosa, eh? Zac. Matematica. L'incubo di tanti.  E desta curiosità, forse non ho la faccia della prof di mate. Il viaggio presegue tranquillo mentre fuori scendono le ombre e dentro proseguono le chiacchiere; ci si scambiano i contatti, ci si augura buone cose. Magari ci si risente, magari ci sirivede. Quasi alla fine, io: guardate la luna, che bella. Un disco rotondo giallo rosa che si affaccia in lontananza. Guardate che luna, stasera...

E il viaggio prosegue, di stazione in stazione, e di porta in porta, e di cuore in cuore, dico io. Tra un bicchiere di neve e un caffè come si deve (difficile, qui) questo inverno passerà...

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
venerdì, 23 novembre 2007 - 10:35

silMi piace molto quando dimentichi le tue difficoltà e ti immergi completamente nei problemi dei tuoi amici. Mi piace quando ti concentri totalmente sul fumo (e sul profumo) che sale dalla tua tazza di caffè, sul sole che si riflette in una pozzanghera o sulla misteriosa espressione che illumina il volto di uno sconosciuto. Chè anche il sole in fondo si muove. Anche se non sembra. Mi piace quando ti perdi nei tuoi pensieri osservando una foglia che cade. O un uccellino che saltella in giardino, convinto che non lo vede nessuno, con un rametto giallo appeso alla coda. Che ruba i chicchi di melograno che gli hai lasciato. Mi piace quando, durante la lezione, distogli il pensiero dale frazioni e guardi negli occhi Matteo, mentre ti dice mi devi lasciare il tuo msn pròòòféééé, o la Giulia che chiami alla lavagna,  e dice no, non voglio venire, non ti porto, ops non le porto più i dolcetti! E quando ti fermi e gli spieghi che il DNA sì, è importante, ma il segreto sta tutto nelle proteine, dannazione!! Sperando che uno almeno uno lo capisca.

Mi piace quando avvolta in quel tuo sciarpone cammini inquieta e tranquilla e sicura, chè la giornata ti regalerà qualcosa di nuovo, con quel mezzo sorriso disegnato, e gli occhi pronti a scovare un dettaglio. Mi piace quando ti isoli tra la folla inseguendo un ricordo felice, lo afferri e ti lasci guidare da lui. O il ricordo non è così felice e allora ti fermi lì su due piedi, te ne fai carico, ti ingrigisci e ti lasci buttare giù, ma ti rialzi un attimo dopo. Mi piace quando armeggi tra i fornelli alla ricerca di una spezia per sperimentare qualche nuovo piatto strano, che non è detto riesca e sia commestibile, ma per fortuna la maggior parte delle volte lo è. Mi piace da morire la tua torta di mele, sempre diversa perchè non usi bilance nè misurini. Sempre deliziosa.

Mi piaci, perchè sai perdonare. Perchè hai una memoria allucinante per i dettagli e le persone, ma le cose brutte riesci a cestinarle chissà dove, e periodicamente fai "svuota cestino", eliminare tutto? ma sì.

Mi piace da matti quando riesci a dormire, e tanto, sintomo che quella tua testolina lì è abbastanza sgombra di preoccupazioni, e me ne sto lì a vederti ronfare tranquilla, il mondo girasse pure nella direzione che gli pare, anche oraria se ritiene opportuno

Mi piace da morire ogni volta che dimostri quanto adori essere qui sulla Terra, distogliendo l'attenzione da te stesso per rivolgerla a tutto il resto. Mi piaci nel tuo mondo, e che lo descrivi day by day, con un sacco di errori di battitura, perchè, come sempre, odi rileggere quello che scrivi. E che ogni tanto, ti vuoi bene.

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
giovedì, 22 novembre 2007 - 14:13

sunset

Buio. Silenzio. Note che ondeggiano nella notte. Una sottile scia luminosa, parte dalle punta delle dita. Gocciola. Plink. Una, due, tre. Un lago. Cristallo liquido. Un coro di fili d'erba spunta fuori dal nulla. E ondeggia al dolce vento delle note. Alita. Nuvole perlacee esplodono nella notte, si dissolvono e cambiano forma. Danza. Passi leggeri come volo di farfalla, riempiono la notte. Che si consuma, cedendo il posto ad una luce soffusa. E canta, ogni parola prende il volo colorandosi di piume sgargianti. Apre gli occhi. Raggi luminosi esplodono di vita. Consuma la notte e colora il mattino. Alba...

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
mercoledì, 21 novembre 2007 - 15:23

Me_and_You_and_Everyone_We_Know"La gente si rassegna al mal di piedi, ma la vita ha in serbo di meglio"

Me and you and everyone we know ovvero: chi cerca trova, basta aver voglia di mettersi a cercare, accogliere quel che ti viene incontro, che talvolta, ad osservarlo con attenzione, è proprio quello di cui avevi bisogno. La vita ci riempie di sorprese. Sì, non smette di meravigliarci.

Lui vende scarpe. Sensibile, smarrito ma profondo, triste ma giocoso. Bizzarro. Il suo matrimonio è finito ma lui non si rassegna. Due figli, non molto accettati dai coetanei, con qualche problema di adattamento e integrazione, anche nel quartiere in cui vivono. Il più grande verrà usato da due amichette curiose e vanitose (e un po’ stronze anche) , per aiutarle a capire chi delle due sia la migliore. A far che? (...) Il più piccolo invece (7 anni), si mostrerà un genio nelle conquiste in chat. Commedia degli equivoci (ti stai toccando? lui si guarda le mani vicine - "") sì, chat, in cui si dicono per lo più sciocchezze, al punto che perfino un bimbo di sette anni potrebbe impressionare chi le frequenta. Al punto che perfino un bimbo di sette anni può esser talmente spontaneo e fantasioso da annullare le distanze ei pregiudizi legati all’estetica, all’età. Ma si spera che i bambini ne stiano sempre lontani.

 Una bimba, apparentemente più seria della madre. Porta in dote la sua stranezza, il preparare con meticolosa cura e, molto anzitempo, il corredo per il suo futuro marito ed i suoi figli.

Il pachiderma collega del protagonista. Due risate sul modo di comunicare proprio di coloro che dicono quel che pensano come stessero giocando ma senza il coraggio di farlo apertamente. E, quel ch’è peggio, quando possono concretizzare, si tirano indietro.

Anziani. Che s’innamorano, si amano, si rinnovano, si rammaricano di non essersi incontrati prima, si lasciano…muoiono anche.

C’è poi chi, per mestiere, questi anziani li porta a spasso, quando non sono più in grado di farlo da soli: il personaggio interpretato dalla regista. Una tipa sorprendente. Un genio di coraggio e creatività. E carina. Sa cosa vuole e s’impegna per ottenerlo. Sia che si tratti dell’uomo che la colpisce, sia che si tratti del lavoro che sa di poter fare alla grande. Scarpe strette, sempre (credi di meritare il dolore, eh? uhm.)

Disarmante, quando conquista l’attenzione di colei che deve valutare una sua vhs ma anche manda affanculo tutti e tutto. Compresa la pace.

[lei e lui percorrono un tratto di strada insieme, fino alle rispettive auto, e conversando immaginano un parallelo tra l’andare per quella via e la vita di coppia che scorre. una storia d'amore paragonata al percorso da qui a 100 metri, con un palo al centro, un bivio. le soste..]

Un film rilassante. Curioso e strano, come tutti i suoi personaggi. come noi, del resto. se avessimo il coraggio di mostrarci, nelle nostre stranezze. Ad esempio al centro commerciale con calzini a mò di orecchie. Lei sta per venire, lui freneticamente mette ordine e cerca di far sparire un quadro nella siepe. lei arriva. sorride. lo aiuta a metterlo via...su di un albero. che poi era la foto di un fringuello. Il coraggio di dire quello che pensiamo, di agire senza stare troppo a pensarci su. A prendere una cornice e premere il bottone "ti amo-ti amo-ti amo" ma magari anche a dirlo a voce. che la vita mica poi è così infinita...

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
martedì, 20 novembre 2007 - 15:56

Baby feetChe di solito la fatina guarda avanti. Ma a volte, si ferma. Magari capita al mattino appena sveglia, davanti alla finestra, che scruta il giardino. Col caffè. Magari capita tornando da scuola, con la musica sparata al massimo, mentre il mondo continua a muoversi  intorno, senza che lei debba far nulla per coadiuvare o interromperne il movimento. Capita. A volte. Che si fermi un momento mentre le foglie di ginkgo ormai gialle si staccano dai rami e seguono il loro destino, volare e cadere ed essere calpestate. Mentre un pettirosso curioso vola sul ramo più vicino, e poi indifferente se ne torna via così com'è arrivato.

 Che si fermi e pensi. E si volti indietro. Meglio non farlo, sarebbe. Ma accade.

ci vorrebbe, tornare per un pò nel grembo materno. Bozzolo caldo in cui non devi preoccuparti di niente, [magari anche a quei tempi esisteva una forma di pensiero latente, ma era così leggero]. Non all'infanzia. Non alla fanciullezza. Tornare alla condizione [mai vissuta] in cui c'è qualcuno o qualcosa che si prende cura di te. Perchè deve. Che si farebbe in quattro. Perchè la tua esistenza è un pò anche la sua. Un'ipotetica condizione in cui torni a casa e trovi il fuoco, la protezione. Pre-nde-rsi cu-ra. Parole che conosci tanto bene, ma soltanto nella forma attiva. [riflessiva ma attiva] Quel bozzolo di protezione in cui cullarsi e stare al caldo, in cui niente e nessuno può minare la tua serenità. Forse lì esisteva (grembo). Da allora, da quando la memoria fa il suo lavoro, sempre ti sei sorretta più o meno coi tuoi piedi, le unghie ti si sono sporcate di quel materiale che ti consente di costruirti la vita. Piccoli pezzi, grandi pezzi. labirinti in cui procedi, poi torni indietro, entri ed esci. Un passo, due, una corsa, rallenti. Tu e la tua vita tra le mani. Mani forti. Tu e le tue mani e il tuo amore, tanto, sempre troppo.

A volte, accade. Ti volti indietro e ti senti stanca. E ti chiedi cosa merita il tuo futuro, cosa meritava il tuo passato, e perchè. Poi, torni a voltarti.

Era mattino. Ora c'è il tramonto

Saluto tutti con inchino e vado via sfumando...

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
lunedì, 19 novembre 2007 - 23:45

...ma soprattutto qual è la vostra piccola e preziosissima ghianda per la quale fareste questo ed altro?

Giornata lunga e dura, gente. Ore ed ore di chiacchiere inutili. Ronf.

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
domenica, 18 novembre 2007 - 20:14

esce di casa, in fretta. autobus. treno, si fa largo per trovare un pò di posto. si chiacchiera. sì, questo riscaldamento globale forse ci fa anche comodo, se serve ad aumentare la temperatura di quest'inverno: se no qui al nord non si sopravvive. E poi. Si parla di cibo, come sempre, di cucina, di dolci. Ma perchè le cose più meravigliose della vita fanno male? :) valè che tte devo dì..moriremo felici. Cuffie e musica. Ronf. Le note esplodono nella sua testa e danzano, e si trasformano in mille saette e in fuochi d'artificio, in folletti danzanti e fili d'erba. Ma colorati. Acqua bianca con le bollicine azzurre. Chiude gli occhi. Via. via. Vola. Suoni metallici e lei al centro e il vortice. Dorme. Cappotto a mò di copertina. Arrivate. ciao valè, torna presto e portami del dolce. Eccolo. finalmente. via nella folla nel freddo, le stesse vetrine  e le stesse scarpe e il mercatino. Calore e freddo e la gente che è matta, scaldamuscoli, cappelli e collant e portami via che sennò mi spendo tutto lo stipendio. E i suoi cd che i napoletani miracolosamente vendono a niente. Cinesi e indiani, odore di incenso, via, via. Andiamocene da qui. [Sguardo. ok.]. Eccoli. Agganciati e incastrati. Respiro-respiri. Se i pensieri potessero trasfornarsi in immagini...sarebbe un'impressionista. La musica. Ancora. E il kebab e la cioccolata. Dio, non dimagrirà mai, alla cioccolata non riesce proprio a resistere a prescindere da ciò che ha già mangiato. Alla ricerca della cioccolata calda perfetta. Musica-e-eccoli. Dentro la musica, dentro al piccante del kebab e dentro alla cioccolata. E al cornetto integrale al miele e cappuccino e caffè, la sua colazione. Caffè e tabacco. Il sapore della sua sigaretta. E il freddo e il tolga quartet, che incanto, lei ipnotizzata, bravi. E il cioccoshow. E emozioni che in un vortice danzano e i pensieri che anche loro danzano e ancora la musica. Ancora..

come stand by me,

by my side,
indefinitely
so my tendency
to solo a life
little meaning another
to apply to your magic touch
fall onto my sidewalk nation
deregulation issues
without a defence,
without a defence and definite
solo my tendency to solo
a life with little face off without words
call out my name,
you call out my name
without defence ( it’s a..)
come stand by me (deregulation)
stand by my side
indefinitely (without defence)
were you my my, my, my deregulator
come down all over me
a face off without defence,
(my, my, my )
you call out my name
infatuation..
born to a sidewalk nation ( through general information)
without deregulation
on my side, your on my side
stay low today and watch again ooh
stereo phasing and shifting
all encrypting
call me, (solo my tendency)
come by my side
(solo a life without meaning another)
indefinitely ( time to apply your magic touch)
come stand by my side
stand by my side
were you my, my, my
indefinitely
were you my, my, my
all over me, your all over me
(infatuation)..
(so come back)…
(infatuation)…

 

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
sabato, 17 novembre 2007 - 12:31

Dreamdancer_by_DieDada

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on:
venerdì, 16 novembre 2007 - 21:01

Da Registri di Classe [per la serie, Dio ce ne scampi e liberi? Silviè, il bello deve ancora arrivare. Spec se passi alle Superiori ]


"La classe muggisce"

 

giullare

"L'alunno *** viene allontanato dall'aula perché utilizza lo sgabello come strumento musicale (percussioni)"

amnesie 

"L'alunno A.C. durante la lezione di inglese non sa cosa fa. Cordiali saluti, professoressa G."

 

sensibilità

"L'alunno FDM ha ammazzato una mosca con il foglio del compito in classe. In seguito a questo evento, l'intera classe si è alzata in piedi e ha improvvisato una processione per rendere omaggio all'insetto ucciso. Al mio ordine di tornare immediatamente ai loro posti, mi è stato obiettato di non avere sensibilità nei confronti dei morti”

Gommista?

"L'alunno L.B é stato sorpreso mentre smontava le ruote dell'auto del professore di tecnica"

to be or no to be

"La classe non è in classe"

senza via di scampo?

"L'alunno O. entra dalla porta ed esce dalla finestra"

spider man, spider man...

"L'alunno C.A. viene fatto allontanare dalla classe dopo che, cercando di imitare l'uomo ragno, ha staccato le veneziane dalle finestre"

"La classe canta "tanti auguri" al docente anche non essendo il suo compleanno"

"Alla richiesta dell'insegnante di tenere lo zaino chiuso durante il compito in classe, l'alunno M.V. obbietta che così non potrà innescare la bomba"

 

" Gli allievi ***, ***, ***, ***, ***, e *** sono stati sorpresi a utilizzare il loro compagno *** come ariete per aprire la porta dell'aula"

 

Giovanna D'Arco?

"Durante ogni comunicazione via radio del preside, lo studente Mario D. cade per terra e si raggomitola in posizione fetale gridando "Oh no ancora quelle voci!!""

Voci

"L'alunno T.B parla con il diario"

"La classe miagola insistentemente"

Gli alunni S.T. e M.S. appendono sull'intercapedine di fronte ai loro banchi il disegno di un occhio circondato da un triangolo, con la scritta "Dio ti sgamma". Alla richiesta d

 

Alla lettera (bada a come parliii)

"Gli alunni M.L. e G.C. dopo l'ordine del sottoscritto: "prendete la porta e andatevene dal preside", scardinano la porta e la trasportano fino in presidenza dicendo al preside che li avevo intimati io a farlo"

Sua Maestà

"L'alunno T. S. fabbricatosi una corona di carta si fa chiamare Sire e si rifiuta di venire interrogato poiché un sovrano non si commista con dei semplici professori"

"L'alunno Diego C. rientra dalla ricreazione in evidente stato di ebbrezza e giunge con passo sghembo sino al banco"

Risvegli

"L'alunno A. dorme in classe durante l'ora di Storia e, quando svegliato, rovescia i banchi ed esce dall'aula"

"D., dopo aver chiesto appuntamento all'insegnante per un colloquio privato coi genitori, si presenta all'orario accordato accompagnato da S. e C. travestiti, per l'appunto, da genitori di D."

Factotum

"L'alunno C.M. viene espulso dall'istituto per una settimana, perché attuava uno scambio di persona col suo gemello, che apparteneva ad un altro istituto"

"L'alunno N.M. alla richiesta di vedere i suoi genitori risponde con arroganza "le porto una foto"

"La classe da segni di follia collettiva"

"L'alunno L.L. dorme in classe con disprezzo"

"L'alunno ritiene opportuno offendere il compagno Amedeo Aldo Rocco Seren Rosso dicendo che nel momento della sua morte dovranno seppellirlo con due lapidi perché su una sola il nome non ci starebbe"

"L'alunno B****** dopo ripetuti tentativi di piegare una sbarra di ferro tenta di applicare la lezione di fisica sulle leve incastrando la suddetta sbarra dietro il termosifone e tirando con forza. Il termosifone non regge e si stacca dal muro. L'alunno B****** viene sospeso per una settimana con obbligo di frequenza. La classe terza B si trasferisce nel seminterrato a causa dell'allagamento dell'aula"

"L'alunno Federico Lorenzo Sebastiano C. si è arrotolato al banco usando tutto un rotolo di scotch per non uscire interrogato alla lavagna"

"La classe non presta attenzione alla lezione in quanto l'auto della Preside sta bruciando in cortile"  

FairySilviet - Permalink -

Categoria --- >

Bookmark this link on: