Lei aspettava, sul limitar del bosco, mentre le incerte ombre della sera fluttuanti già iniziavano ad avvolgere l’orizzonte. Aspettava, chissà cosa. Ma sapeva che aveva una sola cosa da fare. Non agitarsi, non congetturare, non aver timore. Solo stare lì ed aspettare. Si mise comoda sul masso più vicino, dalla forma morbida e dall’aspetto morbido, ricoperto com’era da muschio. Le gambe incrociate, il respiro lento e regolare. Da un ramo una ghiandaia spiccò il volo, spaventandola. Il silenzio che l’avvolgeva era denso di mistero. Non paura: mistero, come quando stai per entrare in una stanza e immagini le meraviglie che vedrai. Intravedi sotto la porta uno spiraglio di luce, apri, lo spiraglio si allarga, finchè la luce non ti travolge. Un vento leggero ruppe delicatamente il silenzio, facendo frusciare leggermente le foglie dell’acero che le faceva ombra. Guardò su. Riusciva a scorgere il cielo, non tutto intero, pezzetti sparsi qua e là. Un po’ come la sua vita, mai riuscita a comporre un puzzle intero, solo pezzetti qua e là, un buco su, un angolo mancante, la striscia superiore … pezzi di cielo, sì. Come una canzone un po’ stonata, che senti che quel si non va bene, dev’essere bemolle forse, mah. Non era mai riuscita a suonare qualcosa, ma le piaceva modulare la voce, cantava, silenziosamente nella sua testa sinfonie, e anche altre cose, ma lontano da occhi e orecchie. Aspettava, fintantoché la mente si prestava ad un veloce riepilogo di ricordi, passaggi, eventi. Orme sulla sabbia e scarpette tra le mani. Capelli svolazzanti in un canneto e un fazzoletto al collo. Scritte nella neve e facce sceme e cappelli di lana variopinti. Passi frettolosi a capo chino, come se sulle spalle il peso fosse tangibile, reale. Unghie rotte e sporche di terra, dita doloranti. Graffi sulle gambe, macchie di bruciato sulla giacca e vista sul mare. E così via, come scorrere diapositive datate, in fretta. Ma..
In lontananza vide muoversi qualcosa. Una figura, si avvicinava. Sfocata e avvolta da un mantello nero, si avvicinava. Ne sentiva l’odore, odore sconosciuto. Odore di sempre. Non riusciva a mettere a fuoco, chiuse gli occhi e seguì la strada di quel profumo. Mosto forse. Tabacco. Miele. Lentamente, mosse i primi passi. Sempre più vicino, ancora un po’ di più. Ancora un po’. Uno strano sapore sulla punta della lingua. Deglutì. Sì, dolceamaro. Respirò, quasi a voler intrappolare in un istante quell’aria satura di… qualcosa, che la faceva sentire bene. E ad ogni respiro, meglio. Leggera… si avvicinava. Ancora di più. Ormai lo vedeva, avvolto in quello strano mantello. I tratti sempre sfocati. Ormai l’odore era così forte da stordirla, e il sapore era una droga. Vicino quasi a toccarla. Chiuse gli occhi. Qualcosa di caldo l’avvolse e di colpo non era più lì. La mente incapace di produrre pensieri, bloccata in un’emozione. Il cuore, un martellamento assordante. Vibrava, sì, come una corda di violino. Come in una sorta di autocombustione, prendeva fuoco. Ma da dentro. Come se ci fosse una parte dentro dentro, e ancora più dentro, che dava fuoco a tutto il resto, e ogni fibra del suo corpo bruciava e rinasceva. Non andare via non andare via non andare via..resta qui. Sì. Per sempre. Aria e fuoco, acqua e terra. Sempre…
Si svegliò all’improvviso, accaldata e sudata, quasi febbricitante. Un sogno, sì. La finestra semiaperta si era spalancata e le tende svolazzavano irrequiete. Scese dal letto a piedi nudi, richiuse la finestra. C'era la luna piena ma non la notò. Tornò a dormire.












Figlie di padri diversi. Sorelle. Di sangue. Lontane x un pò, allontanate x guardare in diverse direzioni, io più vicina all'altro fratello. Poi lui è sparito dalla mia visuale e sei apparsa tu. Piccolo criceto, piccola e fragile in quel guscio forte e sfacciato. La tua aria da leader, il fregartene di certe situazioni. Io ti conosco, e forse nessuno meglio di me. Ricordi quando andammo sulla neve? che odiavi la salita e poi rotolasti giù a peso morto?? Ricordi quest'estate le patatine in spiaggia? E "Italia UNO?" che solo noi sappiamo come lo facevamo. Mi manchi un sacco, t'immagino nel tuo letto, forse qualche volta dormi nel mio, che chissà perchè ti ci trovavi sempre meglio. Ricordi i film visti al PC strette sotto la copertina?? e come mi sfottevi, ma alla fine tornavi da me? Il giorno che sono andata (e con questo mi gioco la reputazione) con te e Maria a vedere ho voglia di te, e poi la tresca da francesco, che di nascosto dovevi lasciargli una lettera nella buca? mezz'ora ad aspettare che qualcuno ci aprisse. Il tira e molla con Fra e te e lui che in come la corrente alternata venivate a sfogarvi. E l'operazione?? che volesti me a far la notte al capezzale della moribonda, quella nottata credo non la dimenticheremo mai più:mai :)
Siamo strade. Tutti. Miliardi di strade in circolazione, che scorrono parallele, a volte s’incrociano, poi
Mi piace molto quando dimentichi le tue difficoltà e ti immergi completamente nei problemi dei tuoi amici. Mi piace quando ti concentri totalmente sul fumo (e sul profumo) che sale dalla tua tazza di caffè, sul sole che si riflette in una pozzanghera o sulla misteriosa espressione che illumina il volto di uno sconosciuto. Chè anche il sole in fondo si muove. Anche se non sembra. Mi piace quando ti perdi nei tuoi pensieri osservando una foglia che cade. O un uccellino che saltella in giardino, convinto che non lo vede nessuno, con un rametto giallo appeso alla coda. Che ruba i chicchi di melograno che gli hai lasciato. M
"La gente si rassegna al mal di piedi, ma la vita ha in serbo di meglio"
Che di solito la fatina guarda avanti. Ma a volte, si ferma. Magari capita al mattino appena sveglia, davanti alla finestra, che scruta il giardino. Col caffè. Magari capita tornando da scuola, con la musica sparata al massimo, mentre il mondo continua a muoversi intorno, senza che lei debba far nulla per coadiuvare o interromperne il movimento. Capita. A volte. Che si fermi un momento mentre le foglie di ginkgo ormai gialle si staccano dai rami e seguono il loro destino, volare e cadere ed essere calpestate. Mentre un pettirosso curioso vola sul ramo più vicino, e poi indifferente se ne torna via così com'è arrivato.