22 : 30 di un giovedì qualunque, domani giorno libero. Niente sveglia presto, niente letto presto.
Cosa vorresti fare ora fatina? Urlarle in faccia tutta la tua rabbia?? Tutta le sua incoerenza e l’ingiustizia, un’ingiustizia pesante come un macigno. Anni di gesti sbagliati, di parole sbagliate, di esempi inesistenti, anni in cui hai dovuto costruire da sola pezzo dopo pezzo quello che sei. Che sei convinta non sia un granché ma almeno è diverso da lei, diciamo che se fossi l’opposto sarebbe ok. A costo di essere la più grande stronza che esista in circolazione. Ma servirebbe a qualcosa?
Cosa c’è, cosa c’è stasera?? Nulla. Solo un paio di respiri, e tutto ritornerà giù. Butta giù, su, su...Già, tutto passerà come sempre. Come le altre volte, ingoiare la rabbia e una lacrima e la sensazione di impotenza e che sia tutto sbagliato. Che tu sia sbagliata. Sei una delusione fata? Forse. Vedremo. Ora come ora la sottile arma del ricatto morale, del farti sentire una nullità, per ottenere uno scopo ben preciso.
Da dove viene tutta la tua dolcezza, e la comprensione, e la pazienza, e la capacità di ascoltare, e la bontà d’animo, e quanto sei amabile, e simpatica e carina e spiritosa? Cercare disperatamente di farti accettare dal mondo? Di avere una goccia di amore, mentre chi avrebbe dovuto dartene a fiumi, sai che non ne ha, non è capace di amare, e da un giorno all’altro potrebbe diventare la persona più estranea?? Che vorresti odiare ma non ne sei nemmeno capace, capace di spezzare ogni sottilissimo filo e lasciare che ora se la sbrighi da sola? Ne sei capace? Non so quanto a lungo tutta questa rabbia resterà tranquilla, sotto pressione, sotto la coltre della serenità che la gente ti legge negli occhi. Se gli occhi potessero parlare…
Spero resti per sempre quieta, e che il tempo lavi via ogni traccia, e una briciola alla volta tagli i ponti. Sogno che tutte le ferite, anche quelle più nascoste, abbiano a guarire, e solo una cosa può farlo. Domattina lo so, il sole sarà più blu e tutta questa tristezza la laverò via. Eviterò di pensare, lavorerò, sorriderò, riempirò giovani menti con quello che so, e lascerò in ognuno di loro un po’ di amore, non riesco a farne a meno. Lei avrà quello che vuole, e io morderò la vita a morsi. Quel che sono e quanto valgo lo scopriremo solo vivendo.
Ma..
Se qualcuno di voi un giorno deciderà di mettere al mondo un figlio, seppure dovrà spaccare in due un soldo per dargli da mangiare, seppure vivrà in un monolocale piccolo poco riscaldato e scomodo, che non gli faccia mancare mai l’amore di cui ha bisogno, prezioso quanto l’aria che respirerà. L’amore è l’unico rimedio
Notte a tutti voi
Venerdì 26 ottobre, 13:00
Di nuovo qui a mettere le idee a posto. Fuori, il gelo, vento e pioggia insieme, dovrò farci l’abitudine…una mattinata passata a rassettare (casa), restaurare (me), produrre (pensieri) ascoltando un po’ di musica. Il sapore amaro non va via facilmente, ma pazienza.. Note degne di nota: al Mac Donald ora c’è un panino che si chiama buffalo bill perché un tipo nel vecchio west avrebbe inventato qualunque bufala pur di mangiarlo; tra un po’ vedremo Cate Blanchett al cinema per un nuovo film sulla regina Elisabetta, non è bellissima, ha un fisico che sembra quello di un adolescente maschio, ma una sensualità sicuramente che traspira da tutti i pori. Bella, di una bellezza un po’ fuori dal normale. Ha interpretato la parte di Bob Dylan, anche. E tra un po’ uscirà anche Seta, film tratto dall’omonimo romanzo di Baricco. Curiosa, andrò a vederlo. Anche se da un po’ il Baricco mi ha deluso, da quando in castelli di rabbia ho avuto la certezza che una buona percentuale dei suoi romanzi siano sacchetti di parole gettati un po’ a casaccio, sarà il suo stile ma mi sembra una burla. Oggi a pranzo risotto con piselli e carotine, e scaloppine al limone; avrei voluto fare una torta di mele, ma mi manca uno degli ingredienti principali, le uova, e cò sto freddo, di uscire, manco a parlarne … eheheheh, meglio così, si fa la dieta. Resisto ancora, uff uff, prima di aprire le danze con le mie cioccolate calde invernali.
Tra un po’ arriverà
tuttobene tuttapposto..now. stasera una pizza, e domani il dolce
Ecco come vorrei casa mia..come la casa che muta. Oggi tende rosse e oro e cuscini rossi sul pavimento, un tavolo basso di legno intarsiato, e fiori di loto. un profumo leggero e musica, la sentite? suono melodioso di arpa. nel giardino stamani è spuntato un laghetto, dove uccellini di ogni tipo vengono a bere. il cipresso è sempre là che ci osserva poco convinto..buon pomeriggio a voi, quest'oggi cioccolata amara al rhum, e biscotti miele e mandorle.
un pò come quello che si è inventato Michael Ende..“Niente va perduto, tutto si trasforma” La “Casa Che Muta” è un edificio molto buffo: sembra una zucca gigantesca poiché è sferica e le pareti e i muri hanno in molti punti bozzi e rigonfiature che le conferiscono un aspetto simpatico e pacioccone. Il tetto è appuntito e le sta sopra come il berretto di un nano burlone. Un paio di finestre e una porta d'ingresso storte e sbilenche, come se fossero aperture intagliate nella zucca da una mano maldestra. Con la calma e la tranquillità con cui una lumaca mette fuori le sue antenne, la casa è in fase di lento ma continuo mutamento. Così accade che si formi una piccola protuberanza che, a poco a poco, diventa uno sporto con la sua torretta, e allo stesso tempo sul lato sinistro una finestra si chiude e pian piano scompare. La “Casa Che Muta” non si chiama così semplicemente perché cambia se stessa, ma anche perché cambia coloro che vi abitano, in silenzio, come la crescita di una pianta.
Sempre cara mi fu la baracca d'alluminio in fondo al giardino
Li ho studiati per anni, e non perchè mi atteggiavo a fata, in realtà non ci pensavo nemmeno.I cosiddetti cerchi delle fate. Vi racconto, ma forse tra un pò uscirà fuori un paper scientifico in cui il mio nome forse non ci sarà, ma sicuramente il ricordo di prati e di fiori e profumo di primevera sì.
qualche anno fa, Marche. un prato in aprile, questi cerchi perfetti disegnati di un verde più intenso. parecchi..poi a primavera, lo stesso prato fiorito. fuori dai cerchi, alcune specie, lungo la fascia, solo una, ma dentro, tantissime. si tratta di un fungo, il cui micelio crede ad anello, e che molto probabilmente è capace di modificare la composizione in specie ladove è presente, laddove è passato (e quindi son rimasti i suoi residui). Ho censito quele specie, e raccolto quintali di terreno per fare esperimenti, e centinaia di semi delle varie specie da piantare. Due anni così, poi sono andata via....chissà coa ne verà fuori. Magari gli americani nel frattempo ci hanno già scritto su qualcosa in effetti..ma il nostro intento era quello di dimostrare al solito come un fenomeno del genere posa modificare la comunità presente, in poche parole trasformare il prato. ad un certo punto il funghetto spunta anche fuori (corpo fruttifero) ed è ben visibile.
.....ma se preferite, quelli sono i cerchi in cui, di notte, danzano le fate...danza rituale, ipnotica, è quella delle fate. Circolare come la luna e il mondo e come quel sacro cerchio della vita che lasciano disegnato sul campo in cui hanno danzato . Erba prostrata e smossa. Il fascino della musica elfica può trascinare, come si racconta, l'uomo in una dipendenza eterna..Se poi un essere umano entra nel cerchio è obbligato ad unirsi ai saltelli forsennati di queste creature. Può sembrare che la danza duri solo qualche minuto, o un'ora o due, al massimo una notte intera. In realtà la sua durata rapportata al nostro tempo, è di sette anni o più. Lo sventurato può però essere salvato da un amico che, tenuto da altri per la giacca, segua la musica, allunghi le mani dentro il cerchio (tenendo un piede fuori) e afferri così il danzatore.
La vita di una persona consiste quasi sempre in un insieme di avvenimenti di cui l'ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l'insieme.
Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro...
Il posto ideale per vivere è quello dove è più naturale vivere come stranieri.
Tutto può cambiare, ma non il linguaggio che ci portiamo dentro, come un mondo tutto esclusivo e alla fine paragonabile all'utero della propria madre.
L'inconscio è l'oceano dell'indicibile, di tutto ciò che è stato espulso dalla terra del linguaggio, rimosso come risultato di un'antica proibizione
L'amore come la golosità, sono piaceri di grande soddisfazione...
(I. Calvino)
le 5 e mezza. Uh. apro un occhio, e penso, posso dormire ancora 40 minuti...5 e 45...6.
tatatatataaaaaàààà le 6 e 10, The Last waltz suona la mia sveglia. Sono alla ricerca di un suono che scontrandosi coi miei sogni a metà non si lasci maledire, una sveglia che mi svegli ma che al contempo si dolcedolce. Destinate ad essere odiate, umpf! Forse questa funziona. ancora un paio di minuti, poi un piede scende dal letto, poi il secondo, poi mi decido finalmente a sollevare tutto il resto. col cellulare faccio luce sulle mie ciabatte, (che Maria dorme)...con passo superfelpato e un pò a senso, occhi semichiusi, a tastoni, arrivo in cucina, accendo il caffè, piazzo una tazza col latte nel microonde....i neuroni si stiracchiano, fuori: notte. SOB. fuga in bagno, in tempo per il caffè. In un eccesso di zelo e magnanimità verso la maria, ho già preparato i vestiti in giro, la giacca , che oggi devo incontrare i genitori (miiiiicheppaaallleee!!!). caffè, uh, un'altra manciata di neuroni sorge. il sole, manco a parlarne. ciondolo con latte e caffè verso il tavolo, una cascata di cereali, scrunch, il latte è ancora tiepidoooooo!!! ri-riscaldo, che con questo freddo boia almeno il latte che sia quasi bollente. altra cascata, un paio di biscottini, che con questa riserva arrivo fino al'intervallo senza rantolare per la fame. caffè. pensopensopenso. Essì, talora sono un essere pensante. oggi genetica in 3°. Lava in fretta le tazze e pensa, oddiooddio, oggi non si pranza...panino al volo. sorvoliamo sul rito della vestizione e del trucco, a tempo di record, e con la speranza di mascherare le tracce del sonno atroce, anzi di più, di avere un aspetto decente. Stivaletto che oggi fa freddo e per quanto sia ancorata all'estate, mi devo rassegnare. Esci di casa, silvia. esci, esci, nella notte!! arriva alla stazione, dio, è ancora notte!!!! un'esercito di ragazzini ti si fionda addosso nell'atto di prendere un autobus, ma ce la puoi fare. Inserisci il pilota automatico nel cervello per 15 minuti, fin quando sarai ormai fuori scuola..al cospetto dei giardinio e del grande gingko. tra poco qualcuno ti parlerà del teorema di ERODE (fu Erone) sì...o della doppia chiocciola del DNA, o ti disegnerà un trapezio isoscele a testa in giù, o ancora "profeeeeeeèèè!! posso chiederle una cosa che non c'entra???" ma lei, quanti anni ha? ma un microscopio elettronico, può costare 300 euro?? ma l'amica della sorella della cugina di un amico ha una malattia, uh, che non fa mai la pipì....
ma sono pronta, ormai. a questo ed altro. i cuccioli in prima oggi sembravano orsetti, infagottati nei giubbini causa temosifoni ancora spenti. ma sono bravi. i grandi, me li sto conquistando un pezzettino alla volta, dalla totale diffidena ogni giorno guadagno un pò di spazio. qualche punto in più. vedremo. oggi sono riuscita a sgraffignare dalle elementari un bel pò di materiale per il laboratorio. mi mancano solo dei coloranti.....eheheh che qualcuno si trovi un pò di lugol, o blu di metilene, o rosso neutro o rosso sudan... di troppo????
vorrei la mia nikon per fare un pò di foto, in giro e alle persone. un pò del mio cricetino da abbracciare, ma sono entrambi a Caserta. vorrei farmi un pomeriggio con la mia "sister" davanti ad un caffè e raccontale, e vorrei svuotare un pò del mio cuore così gonfio. e avere un caminetto in un angolo della mia casa e addormentarmici davanti, sul divano, con un micio raggomitolato accanto e una tazza di cioccolata ormai vuota. E nel contempo dimagrire eheheh..
buona vita gente, baci
oggi splende il sole. sì, sulla mia faccia. mi è venuta a trovare la Sandra con la Nina, il dobermann, e abbiamo giocato in giardino. dentro si gela, fuori invece sole. eh sì. mi sono seduta sul prato e me lo son goduto un pò. nonostante tutto sì. cavolo, se mi fermo a pensare di problemi ce ne sono stati tanti e ce ne sono tanti. machissenefrega. dela principessina che ho in casa con le sue mille paranoie. io ci rido su. vuole la scarpiera nuova, e il tappetino nuovo, e magari anche petali di rose al suo passare. eheheh. vorrebbe serate e aperitivi e uomini?? uhuh..Che i suoi bimbi l'adorassero?? che siano 20 angioletti che pendono dalle sue graziose labbra. che la vita sia sempre per lei quello che è ora, una specie di gioco. cresceremo, tutte e tre. intanto io e la vale ci godiamo i pomeriggi veronesi e il caffè macchiato con la cioccolata da tubini e le spesucce, ecc ecc. il venerdì mattina me lo passo un pò col mio magico folletto, e con panni e spray e l'ancora più magggico swiffer che la polvere la cattura, cacchio, insieme ai miliardi di capelli che gironzolano per casa. Io, la reginetta dell'aspirare briciole..ora le bricioline le lascio ai pettirossi che mi vengono a trovare. e il mio cuore si riempie, davvero, ogni volta che entro in classe. Vivo, sì. e rido e canto. e facccio il verso di topogigio e dico una marea di cavolate alla quale puntualmente fa eco un'altra marea di cavolate dall'altra parte del telefono. le distanze si accorciano, si accorciano, e le ferite si risanano tutte. la mia cura, vivere per fatti miei. oggi vi offro caffè cioccolata e dolcetti nel mio enorme salotto. le pareti sono gialle e mettono allegria, ma seppure fossero grigie l'allegria ce l'ho dentro
baci a tutti, sil
sette e venti, autobus 24 che mi porta dalla stazione al quartiere santa lucia, sempre abbastanza in anticipo da starmene un pò a ibernare in sala proff. di solito siamo in pochi, in autobus. a volte solo io e una donna indiana che scende alla mia stessa fermata, se è presto, altrimenti una decina di persone. ragazzi che vanno a scuola e gente che va al lavoro presto. prendo posto e mi sfoglio il quotidiano, poi mi volto a guardarmi intorno. dall'altro lato, una donna di colore, dai tratti indiani credo, con una bambina seduta in braccio. Una donna bambina, il volto dolce, due coccinelle come orecchini, capelli raccolti in una coda. la piccola, un cappellino rosa, sciarpina uguale, un ciuffetto di capeli neri e lucidi, un nasino piccolo e tondo che spuntano dal cappello, ogni tanto uno sbadiglio..le manine stringono uno zainetto microscopico multicolor...sono rimasta ad osservarla ancora un pò, mi ha guardato e sorriso. Ho lasciato un bacio virtuale a questa ragazza e allo scricciolo di donna che portava in braccio. spero che il sole oggi splenda per entrambe
Ieri, una candelina virtuale non ancora spenta, da 28 a 29…
Tempo di bilanci. Nuova annata, come al solito mi guardo indietro, e osservo la strada fin qui.
Silviet bambina, incerta timida socievole sorridente bambina, tanto insicura e tanto incoraggiata. Piccola crisalide racchiusa in un bozzolo di iperprotettività. Chiusa tra i suoi libri e i suoi sogni tanto vividi, alle sue mille domande, alle sue mille fantasie. Silviet adolescente. Ancora insicura, un fagotto incerto, due occhi sgranati sul mondo sempre più noto, un po’ incomprensibile, un po’ ancora immaginato a tinte vive e forti. Una sacca di sogni sempre sulla spalla sinistra, dei colori tra le meni, un paio di pennelli, tanti libri fantasy, lo sguardo perso a volte a fissare il cielo e cercare voli. Silvia diciassettenne, una crisalide che comincia ada aprirsi ed acquisire consapevolezza, i segni delle ferite ben nascosti, tutto compresso, impacchettato e pronto a far danni. al primo intoppo, o anche no. Lo stomaco spesso chiuso, il conflitto tra desiderio e sua espressione, tanto da comunicare e poca capacità di farlo. I silenzi e le letture, ancora e sempre, e i disegni. Un pò di gente significativa, un po’ di casini a casa, un po’ di amori impossibili, un pizzico di consapevolezza in più. Poi, la metamorfosi. Dalle ferite con un po’ di zucchero e lievito è venuta su una torta. Capacità di usare il male per produrre qualcosa di simile al bene. Scavare nel terreno, con le unghie, e tirar su amore, e sogni da realizzare. E realizzarli. Un grande specchio e la voglia e la capacità di guardarsi, e perché no, trovare anche qualcosa di bello. Da capelli arruffati e senza forma a riccioli morbidi, da qualche nota abbozzate e incerta ad un canto, da 4 libri a una laurea, da due parole a qualche congresso, da un bacio alla capacità di costruire rapporti, e imparare, e cadere, e continuare ad imparare. La sacca sulla spalla è diventata una casa, una casa mia, ora. Gli occhi bassi si sono trasformati in sguardi diretti e precisi, consapevoli e sicuri, un bagaglio di sapere da spargere a piene mani, la voglia di essere e fare, e far bene. E produrre tanto frutto. A tratti compare la paura, in una notte silenziosa e sola, in un attimo di apnea, la paura di essere per compiacere, dopo che per ani hai cercato di essere il meglio per compiacere chi non ti apprezzava più di un soldo bucato. Di mostrare che vali a qualcosa, di ceracre approvazione e conferme. Ma no, lo sai che non è così. Venire qui è stata una sfida, in cui dall’inizio mi ero corazzata della sicurezza che sarei rimasta nell’ombra e in superficie. Invece come sempre non posso fare a meno di andare a fondo, di scavare le radici, di ribaltare le zolle, di guardare negli occhi ogni ragazzino e capire chi è di cosa ha bisogno. E loro ricambiano lo sguardo. E non solo loro. Gli occhi sono come sempre rivolti verso questo cielo che è di un azzurro che trafigge. Si riempiono, cercano, scrutano. Senza stancarsi. Ci si stupisce, ancora, per le cazzate. Ma sono io e sono così. Mi compro gli stivali di gomma a fiori perché le piogge torrenziali che odio, le combatto così.
Con il matematico sono stata numero
Col poeta rima
Col chitarrista, il suo plettro
Col fioraio, la nebbiolina per le sue composizioni
Col pastore, il suo cane da guardia
Col cuoco sono diventata il trito di erbe aromatiche
Col giocoliere una delle sue clavette
Con il pittore, olio su tela
Ora sono io, e scusate se è poco. Posso diventare tutto questo ed essere molto altro. Ma sono io, ora.
