martedì, 31 luglio 2007 - 12:42

Perché tu possa ascoltarmi le mie parole si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro per le tue mani dolci come l'uva.

E le vedo ormai lontane le mie parole…Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.

Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti, perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.

E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
   (P.Neruda)

 

Ieri sera mi trovavo nella mia buia tana, in altre parole camera mia, un caos di libri, disegni, CD, post-it, sandali, vestiti, quaderni, carte, giornali, e ancora libri, e silenzio.

Pensavo alle parole, alle migliaia di parole sussurrate, gridate, ripetute. Alla danza delle parole, a quanto risuonano e accarezzano, a quanto feriscono.

Impronte di gabbiani sulla spiaggia, Palinuro, tre anni fa. Casa sul mare, io che mi alzo la mattina presto per scendere in spiaggia. Mille impronte leggere di gabbiani. Le mie parole, disegnate sulla sabbia. Ma è arrivata già la marea.

E come le reazioni a cascata i ricordi.

Matera. Una città nei sassi, spettacolare. Arrivi, alzi gli occhi, e non ci credi. Non è possibile. Falchi. Ma non uno, non due. Decine di falchi che danzano e giocano e si perdono nel cielo di questa piccola città. È una specie che vive solo là, in armonia con tutto il resto. Al tramonto, li vedi, insieme alle rondini. Le mie parole, nel vento. ma è arrivata già la pioggia.

Grotte, grotte azzurrine e rosse e multicolori. Barchetta, cappellino, e l’immagine di quello sguardo. Parole, sussurrate e urlate. Cristalline come quell’acqua…

 

Parole per essere ascoltata, per capire e per cambiare. Per lottare, sempre, e comunque, parole e grida contro l’incoerenza e la stupidità. Domande senza risposte. Parole di entusiasmo, velate di tristezza, di solitudine e di amaro. Ho bisogno di un po’ di vento che spazzi via questo strato leggero di parole che ricopre ogni superficie qui. Vento potente. Aria nuova.

 

E allora canto…

 

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lunedì, 30 luglio 2007 - 18:25

Oggi qualcuno ha pescato il mio vecchio blog cercando in "Elizabethtown", la storia della supplente...e siccome non è la prima volta, mi sa che ci sono un pò di supplenti in giro. Si spera di diventare tutte di ruolo, metaforicamente e non. Eh?

Visto mai il film? no? vedetelo, è carino e dal finale felice che ci lascia con un sapore dolcedolce in bocca. Quasi come la cheescake.

"Tu ed io abbiamo un talento speciale e l'ho capito immediatamente. Quelli come noi si chiamano "supplenti". Io sono stata una supplente per tutta la vita. Non sono un'Ellen, non ho mai voluto essere un'Ellen e no, non sono neanche una Cindy, sebbene i Chuck mi amino... Il fatto è che stare da sola mi piace troppo, se pensi che sto con uno che è sposato alla sua carriera accademica... è raro che ci vediamo e quindi io sono una supplente. Mi piace in questo modo, c'è molta meno pressione"

mi piace troppo? uhm, non credo...

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lunedì, 30 luglio 2007 - 11:28

Dopo un po’ di giornate lavorative e casalinghe ed uhmmmeggianti, ieri sera Silviet se ne va in giro con la sua sister, sister non di fatto ma col cuore, per una seratina pseudo mondana.

 

Il prologo della serata era stato un pomeriggio afoso ed inquieto, traversata sotto il sole per portare il piccì a Mery, i soliti piccioni dallo sguardo interrogativo zampettanti sull’asfalto rovente, che si chiedono cosa ci fa questa fanciulla sotto il sole alle tre del pomeriggio? Eh.

Caffè, ettolitri di acqua, voglia di succo di mela, niente succo di mela, altra acqua, e pensieri e parole, come un fiumiciattolo di montagna. Pensieri svettanti come il gabbiano Livingstone, che no, non vogliono restare rasoterra ma andare un po’ più su.

Incognite, x, di equazioni di primo grado, effe di x, variabili, limiti tendenti a zero (piuttosto che ad infinito), derivate prime e seconde e terze.

Verso le 19 la suddetta sister preleva la fata, la fata la guarda e nota l’abbigliamento alquanto curato, che lascia trasparire un pò di tempo speso per agghindarsi, indice di aspettative per la serata;

 si guarda, uhmeggia...UHM, forse è il caso di cambiarsi.

Dalla versione bermuda-canotta, quasi come clark kent nella cabina telefonica, fuoriesce una signorina quasi passabile in gonna a fiori e magliettina arancio. Capelli svolazzanti, pensieri svolazzanti, intrappolati nella voliera. Si spera ancora per poco. (Un leggero grado di nervosismo).

Le due misss partono alla volta di un aperitivo. Parcheggio sportivo, scendono dall’auto…la sister mi guarda.

Inciso: la suddetta sister è alta quella decina di cm + della sottoscritta, che, beninteso, non è esattamente una nana. Ma per l’occasione (la sister) ha sfoderato zoccoletto con zeppa, alias aggiunta di 10 cm. Io come al solito porto quei 5 mm di suola sotto il sandalettino carino ma sempre ed immancabilmente basso, a confermare che si può essere di classe anche senza sofferenze inutili.

Mi guarda dall’alto e mi fa: “no, non è possibile che mi arrivi ad altezza …(seno)” io “UMPF!?!”, la cosa non mi crea problemi, non sono certo 20 cm a creare inferiorità, ma in effetti non ho voglia di farmi venire il torcicollo. Ci fermiano. Cambio sandali. Riemergo, guardandola negli occhi, soddisfatta mi sorride. “Ora sì. Vedi che figurione che fai così? Stai una meraviglia!”

Benedetta sister, se non ci fossi bisognerebbe inventarti!! Aperitivo, qual po’ di alcol ci voleva per far sciogliere pensieri un po’ tesi, chiacchiere e confidenze e segreti ecc.

Due tipe ci guardano e ridono…uh, guardavano il cane oltre il nostro tavolino.  Ci raggiunge la Ale, sfatta per una nottata intera a ballare, due ore di sonno, lavoro ecc. pizza.

Ma sioriii, arriviamo al momento magico della serata, che non è stato certo l’aperitivo, né interessanti incontri, né apparizioni angeliche, né la pizza.

La chees cake. Goduria allo stato puro. Al cioccolato, of course. Fermiamoci un momento…

(Non credo sia la ricetta originale, ma vi assicuro che merita; lo so, lo so, non dimagrirò mai, sono troppo golosa)

Un letto di biscotto croccante, su cui è adagiata una libidinosa crema di ricotta e panna, morbida morbida, ed una copertura ancora più libidinosa di salsa al cioccolato.

Lì…

È sparito tutto. Via le preoccupazioni, via lo sguardo interrogativo al telefono. Via quell’alone di tristezza che mi annebbiava un po’ la vista. via il pensiero ai miei errori e ai casini e alle cazzate che non riesco ad evitare, come Attila non riesce a lasciar lì erba dopo esserci passato su.

Via tutto.Mmm... Meraviglia!

 

Peccato che sia durata troppo poco…

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domenica, 29 luglio 2007 - 10:49

Odore di zucchero caramellato. Caramelle, di tutti i tipi, forme, colori. Caos. La mia città stasera appare più che mai un grosso paese. Festa patronale, con tanto di luminarie, bancarelle. La discesa dei Mongoli dai paesi vicini, che come i vermetti di terra dopo la pioggia accorrono numerosi per le strade. Mi fermerei quasi al tiro a segno, mi piace l'idea di puntare un obiettivo e colpire. Qualcuno vende il solito strofinaccio che assorbe ettolitri di acqua ed è, udite udite, ignifugo. Che se mi brucia la casa, save the duster !!! E aspirapolveri e giocattoli e abiti etnici, e ceste di paglia e chincaglierie, e povera me, borse, nettare per l'ape che mi son portata dietro. 5, 10, 15 minuti di frugare e cercare e scartare, mi allontano e penso un po'. Insana abitudine. Qualcuno mi osserva. Osserva l'involucro. Che bello o brutto è pur sempre un involucro. Bello se chi si scontra con te potesse osservare per un attimo cosa c'è sotto di esso. Ma vabbè.
Cosa hai osservato oggi, Silviè?
Centinaia di occhi: occhi bramosi, occhi innamorati, occhi innocenti. Occhi nascosti. I miei, allo spacchio, di colori indecifrabili. Sarà il mare.
 Un tuffo in un mare nero, io: una goccia nel mare. Nuota più in là, alla ricerca di acque trasparenti, di te trasparente. Fai un castello di sabbia, ecco un'onda che te lo spazza via. Metti su una casa, con tanto amore, arriva l'onda anomala e se la porta. Ma io non mi lascio fermare dall'onda, e mi rimetto al lavoro, of course. Onde che si rifrangono, tornano indietro, ed incessantemente lambiscono la riva. Mi guardo. Una goccia che si frammenta in mille goccioline, si disperdono, si ritrovano. Provo ad ascoltare il mio cuore, poi provo a bussare, ma la porta è semi chiusa. E quando io trovo porte semichiuse, per me sono più chiuse che aperte: non entro.
Una distesa di Carpobrotus, infestante nessuno gliel'ha mai detto. Lui è arrivato e si espande, quanto le sue radici e le sue foglie possono. Euphorbia, e ginestra, smilax, phyllirea, lentisco, ancora qualche macchia di verde su spiagge contaminate al massimo. Sapete che alcune piante sono talmente abituate al fuoco che se prima morivano, successivamente sono riuscite a resistere, e alla fine col passare del tempo si sono talmente abituate che il fuoco è necessario perché il seme germini? No? Ci si abitua a tutto. Cambiano le condizioni, all'inizio ti sembra di non potercela fare, passa del tempo e sei già adattato alle nuove condizioni.
Impronte nella sabbia di piedi piccolissimi: Ricky, due anni.  Giochiamo a palla, facciamo il bagno, agita i piedini e ride. La purezza e l'innocenza stasera hanno un volto. Anzi due: ce n'è un altro ancora più microscopico, due piedini ed un faccino da cucciolo che spuntano fuori da una specie di carrozzina spaziale arancione con dei piedi altissimi e tre ruote. Mi immagno, in un futuro piuttosto remoto, che passeggio sulla spiaggia tenendo per mano una cosetta dai riccioli dorati. Me e una piccola me verso il sole, i piedi nell'acqua. Io che le racconto il mondo come una favola a colori. Una vita, nelle mie mani. Le mie impronte, accanto a me le sue, e dietro altre due che ci seguono, vigili. Tre battiti all'unisono. Quizas, quizas, quizas, canta la canzone, e io.
Riesco a rilassarmi completamente e a non pensare quando gioco coi bambini. Oggi mi è capitato, per alcuni minuti. Preoccupazioni latenti, speranze, sogni, certezze, interrogativi, paura e rabbia ne ho fatto un mucchietto e l'ho deposto in un secchiello a riva.
Piccola pesca, tra le telline un paio di granchietti sperduti. Li prendo delicatamente: lo so, state imprecando contro le mie dita, cercate di pizzicarmi…non sapete che sto per portarvi in salvo. Spluff!!!

Viaggio di ritorno. Ripenso a cose che mi piacerebbe rifare, rivedere, riprovare (una piccola parte)

Ritrovare quel coniglio selvatico spuntato fuori da un masso, nel silenzio totale sulla cima di m.te Meta
Ascoltare il ruscello dalla finestra ai Sibillini
Su e giù sulla cavallina in mezzo alla neve a Mercatello sul Metauro
Quella sera, al checkmate, essere un po' più bevuta, e andare  su a cantare sweet home chicago ( o era starting up?), dopo esplicita richiesta dei tipi
Quel pomeriggio che mi raccontavi a telefono che avevi di fronte a te un falco ferito, esserci. Che avrei avuto iol coraggio di prenderlo, no? Ma ce l'hai fatta
Bagno alle 2 di notte, Camerota, io Grace e Ana
Catania, gazebo, noi che fingiamo di cantare con tanto di microfoni; noi che fingiamo di bere dove c'è acqua non potabile, noi insieme a Mazzini, pensiero e azione! La foto con quel sorriso testimonia quanto cavolo fossi serena
Campo scuola a Serino, la mia prima lezione alla scuola per animatori
Ajo e mosto, alla "Botte" a Jerez. E le freccette, e Silviet che sbanca
Salire sul palco col cuore in gola, 3 media, premio per il concorso di disegno
L'esame di biologia molecolare; la discussione della mia leurea
Papà con le lacrime agli occhi, dopo suddetta discussione
Ultimi giorni della mia prima (e unica) supplenza a scuola
Essere in me quando sono riuscita a dimagrire di 8 chili

Tante cose non hanno prezzo. Vivetevi l'attimo, ma pienamente e intensamente. E se c'è qualcosa che vi fa essere un po', abbastanza o immensamente felici, non lasciatevelo scappare come degli stupidi!!!
Che potrebbe reiterarsi, ritornare, ripetersi. Oppure no.

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venerdì, 27 luglio 2007 - 17:46

Ricordi quando d' inverno giungemmo all'isola?
Il mare verso di noi innalzava una coppa di freddo.
Alle pareti i rampicanti sussurravano lasciando cadere foglie oscure al nostro passaggio.
Anche tu eri una Piccola foglia che tremava sul mio petto.
Il vento della vita ti pose lì.
Dapprima non ti vidi; non seppi che camminavi con me, finché le tue radici
perforarono il mio petto,
s'unirono ai fili del mio sangue, parlarono per la mia bocca, fiorirono con me.
Così fu inavvertita la tua presenza,
foglia o ramo invisibile
e il Mio cuore d'improvviso si Popolò di frutti e di suoni.
Abitasti la casa che t'attendeva oscura, e allora accendesti le lampade.
Ricordi, amor mio, i nostri primi passi nell'isola?
Le pietre grige ci riconobbero, le raffiche della pioggia,
le grida del vento nell' ombra.
Ma il fuoco fu il nostro unico amico, vicino ad esso stringemmo con quattro braccia,

nell'inverno, il dolce amore.
Il fuoco vide crescere nudo il nostro amore fino a toccare stelle nascoste,
e vide nascere e morire il dolore come una spada spezzata contro l'amore invincibile.
Ricordi, oh addormentata nella mia ombra,
come da te cresceva il sonno, dal tuo petto nudo,
aperto con le sue cupole gemelle,
verso il mare, verso il vento dell'isola,
e come io nel tuo sogno navigavo libero, nel mare e nel vento, legato e sommerso tuttavia
all'azzurro volume della tua dolcezza?
O dolce, dolce mia, mutò la primavera i muri dell'isola.
Apparve un fiore come una goccia di sangue color d'arancia,
poi i colori scaricarono tutto il loro peso puro.
Il mare riconquistò la sua trasparenza,
la notte su nel cielo mise in mostra i suoi grappoli,
e ormai tutte le cose sussurrarono
il nostro nome d'amore; pietra a pietra
dissero il nostro nome e il nostro bacio.
L'isola di pietra e di muschio risuonò nel segreto delle sue grotte
come nella tua bocca il canto,
e il fiore che nasceva tra gli interstizi della pietra
con la sua sillaba segreta
disse mentre passavi il tuo nome di pianta bruciante,
e la scoscesa roccia innalzata
come il muro del mondo
riconobbe il mio canto, beneamata,
e tutte le cose dissero
il tuo amore, il mio amore, amata,
perché la terra, il tempo, il mare, l'isola, la vita, la marea,
il germe che dischiude le sue labbra nella terra,
il fiore divoratore, il movimento della primavera,
tutto ci riconosce.
Il nostro amore è nato fuori delle pareti,
nel vento,
nella notte,
nella terra,
e per questo l'argilla e la corolla,
il fango e le radici sanno come ti chiami,
e sanno che la mia bocca si unì alla tua
perché nella terra ci seminarono insieme solo senza che noi lo sapessimo,
e che cresciamo insieme e insieme fioriamo,
e per questo
quando passiamo il tuo nome è nei petali
della rosa che cresce nella pietra, il mio nome è nelle grotte.
Tutti lo sanno, non abbiamo segreti,
siamo cresciuti insieme, ma non lo sapevamo.
Il mare conosce il nostro amore, le pietre dell'altura rocciosa
sanno che i nostri baci fiorirono con purezza infinita,
come una bocca scarlatta albeggia nei loro interstizi:
così conoscono il nostro amore e il bacio
che uniscono la tua bocca e la mia in un fiore eterno.
Amore mio,
la primavera dolce, fiore e mare, ci circondano.
Non la scambiamo per il nostro inverno,
quando il vento incominciò a decifrare il tuo nome
che oggi ripete a tutte l'ore,
quando le foglie non sapevano che tu eri una foglia,
quando le radici non sapevano che tu mi cercavi nel mio petto.
Amore, amore, la primavera ci offre il cielo,
ma la terra oscura  è il nostro nome,
il nostro amore appartiene a tutto il tempo e alla terra.
Amandoci, il mio braccio sotto il tuo collo d'arena,
aspetteremo come cambiano la terra e il tempo nell'isola,
come cadono le foglie dei rampicanti taciturni , come se ne va l'autunno dalla finestra rotta.
Ma noi stiamo attendendo il nostro amico,
il nostro amico dagli occhi rossi, il fuoco,
quando di nuovo il vento
scuoterà le frontiere dell'isola
e disconoscerà il nome di tutti,
l'inverno ci cercherà, amor mio, sempre,
ci cercherà, perché lo conosciamo, perché non lo temiamo,
perché abbiamo con noi il fuoco  

per sempre.
Abbiamo la terra con noi, per sempre,
la primavera con noi, per sempre,
e quando si staccherà dai rampicanti una foglia,
tu sai amor mio che nome sta scritto su quella foglia,
un nome che è il tuo ed è il mio,
i nostri nomi d'amore, un solo essere la freccia che trapassò l'inverno,
l'amore invincibile, il fuoco dei giorni, una foglia che mi cadde sul petto,
una foglia dell'albero della vita che fece nido e cantò,
che mise radici che diede fiori e frutti.
Così vedi, amor mio, come vado per l'isola,
Per il mondo, sicuro in mezzo alla primavera, pazzo di luce nel freddo,
camminando tranquillo nel fuoco,

 sollevando il tuo peso di petali tra le mie braccia,
come se mai avessi camminato se non con te, anima mia,
come se non sapessi camminare se non con te,
come se non sapessi cantare se non quando tu canti.

 

 


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venerdì, 27 luglio 2007 - 11:25

Arriva un po’ di vento??? Insomma, qui si muore. Le funzioni vitali rallentate,

tranne il cuore, che, svincolato da tutto il resto, continua a darsi da fare. Magari a tratti si ferma, ma è per brevi attimi. Di solito corre.

I due neuroni, dal canto loro, fanno gli straordinari, uno addirittura s’è messo in sciopero-protesta: vuole andare in vacanza, dice. O mi abbandonerà per sempre. Argh!

Bè, ieri sera tra carte, quaderni e libri che popolano la mia scrivania, ho beccato un…noto settimanale di enigmistica, compagno dei miei ultimi viaggi in treno.

Sulle parole crociate senza schemi (beate loro, così emancipate!), che comunque non avrei mai fatto (almeno i quadratini neri datemeli, sob!) avevo preso appunti sulle deviazioni & ritardi alla mia tabella di marcia, dovute sia alle Ferrovie dello Stato, sempre solerti nel rovinarti programmi, che alle mie innate capacità di far casini & danni.

La prima volta: ore di ritardo, cambia treno. Conosci un po’ di gente simpatica, unita da un viaggio e dalla comune sfiga.

Famigliola padovana, Chef toscano, ragazza au-pair, monacelle beneventane. In un paio d’ore ci si racconta una vita. Scendi, altro ritardo, cambia, scendi, le porte non si aprono,porc... salta giù da un treno in corsa (!)

La seconda volta, sbaglia treno Silvié, su, su, paga l’ammenda, cambia, rischia di perdere la coincidenza…etc etc.

Ma alfin giunge sempre & comunque a destinazione.

La FaTa. E il suo aquilone. E le parole crociate. E.

Da altre parole crociate ho raccolto un po’ di definizioni sparse, che possono a mio avviso dare adito a varie interpretazioni. Insomma, la risposta non è una e scontata, poi vi darò le mie…(ce n'è per tutti, credo)

Così è, se vi pare. Come vi pare?

 

1.      Docenti non di ruolo

2.      In mezzo alla campagna

3.      Melenso, cretino

4.      Formaggio

5.      Il profondo dell’animo

6.      Un fresco profumo

7.      Va soggetto a panne

8.      Esprime dubbio

9.      Nano di Biancaneve

10.  Gli piace troppo il vino

11.  Ruminanti nordici

12.  Lo merita il traditore

13.  Buon odore

14.  Aiutano chi deve dimagrire

15.  Il tempo vissuto

16.  Nome di donna

17.  Più che scemo

18.  Non è innocente

19.  Un tipo insopportabile

20.  La fine del denaro

21.  Il rumore di una goccia che cade

22.  Fa dimenticare tutto

23.  Accelerano i battiti del cuore

24.  Non bisogna esporlo agli attacchi

 

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giovedì, 26 luglio 2007 - 18:02
riprendo qualche post significativo, metà maggio, qualcosa si faceva strada...

sono affacciata ad una finestra, fuori c'è il mare. una musica leggera, chiudo gli occhi, ascolto,
la schiuma che lambisce la sabbia, il leggero scrosciare, il flap flap di un gabbiano
la finestra si apre su un mondo accecante di sole e fresco di brezza,
ascolto
dentro di me, il canto delle rondini (no, sono balestrucci), ma no, non solo. c'è una sinfonia, un mix di tango argentino, suono d'arpa...
scavalco la finestra e cammino un pò a piedi nudi sulla sabbia, proprio lungo la riva, osservando le mie orme che vengono cancellate dall'acqua che mi insegue e sfugge, poi torna poi si allontana
un paio di canzoni echeggiano lievi nelle mie orecchie, e l'intensità con cui toccano alcune corde è tanta e tale da avere gli occhi lucidi
e allora
            e allora, cammino guardando avanti, guardando il mare così immenso, sconfinato. un pò mi fa paura, è troppo grande , ce la farò a contenerlo? ma forse sono tutt'uno con lui, e allora ok.
un bambino mi corre incontro, è carino, riccioli biondi, un gran sorriso, occhi svegli.
                     è un tipo curioso, fragile, dolce e  curioso della vita che gli si spalanca davanti, proprio come questo mare
mi sorride, mi viene incontro e apre le braccia
e io lo prendo, i nostri volti si sfiorano mi stringe le braccia al collo
e ancora una volta una stretta allo stomaco, gli occhi brillano
alla mia sinistra una parete rocciosa, come quella della spiaggia di camerota,
                                             quando è deserta a maggio
una parete alta , verticale. ma su in cima c'è una vegetazione rigogliosa a cisto ed euforbia e lentisco e scoppia di ginestra e rosmarino
è alta
ma non ci spaventa
quello che c'è su
    no, non mi spaventa. ha il sapore della vita

>
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giovedì, 26 luglio 2007 - 11:53

bene! finalmente ce l'abbiamo fatta. Quasi non ci credo: siamo riusciti a sganciarci dal livespaces di Hotmail e approdare su Splinder! Tra un pò comincerò a postare seriamente, at the moment vorrei solo ringraziare chi mi ha aiutato in quest'impresa, Yuhu e il Caroragazzotopo, che pazientemente mi hanno messo su il tempietto. Come potrò mai sdebitarmi? Un the all'html, magari prima imparo qualcosa e poi ve lo preparo?? E trattandosi di the, come potrebbe certo mancare la cara Molly, con un pò delle sue nuvole allo zucchero e al rhum?

tutto quello che ho postato finora lo trovate su  http://silviettt78.spaces.live.com/, dove continuerò a scrivere qualcosa, e magari a mettere su foto. Il resto sarà qui..

..i pensieri, la musica, che fa da leitmotiv ad ogni momento. Le immagini, la poesia che c'è nelle persone e nella natura. Un pò di me, insomma.


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