Perché tu possa ascoltarmi le mie parole si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole…Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.
Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.
Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti, perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.
Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.
Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva. (P.Neruda)
Ieri sera mi trovavo nella mia buia tana, in altre parole camera mia, un caos di libri, disegni, CD, post-it, sandali, vestiti, quaderni, carte, giornali, e ancora libri, e silenzio.
Pensavo alle parole, alle migliaia di parole sussurrate, gridate, ripetute. Alla danza delle parole, a quanto risuonano e accarezzano, a quanto feriscono.
Impronte di gabbiani sulla spiaggia, Palinuro, tre anni fa. Casa sul mare, io che mi alzo la mattina presto per scendere in spiaggia. Mille impronte leggere di gabbiani. Le mie parole, disegnate sulla sabbia. Ma è arrivata già la marea.
E come le reazioni a cascata i ricordi.
Matera. Una città nei sassi, spettacolare. Arrivi, alzi gli occhi, e non ci credi. Non è possibile. Falchi. Ma non uno, non due. Decine di falchi che danzano e giocano e si perdono nel cielo di questa piccola città. È una specie che vive solo là, in armonia con tutto il resto. Al tramonto, li vedi, insieme alle rondini. Le mie parole, nel vento. ma è arrivata già la pioggia.
Grotte, grotte azzurrine e rosse e multicolori. Barchetta, cappellino, e l’immagine di quello sguardo. Parole, sussurrate e urlate. Cristalline come quell’acqua…
Parole per essere ascoltata, per capire e per cambiare. Per lottare, sempre, e comunque, parole e grida contro l’incoerenza e la stupidità. Domande senza risposte. Parole di entusiasmo, velate di tristezza, di solitudine e di amaro. Ho bisogno di un po’ di vento che spazzi via questo strato leggero di parole che ricopre ogni superficie qui. Vento potente. Aria nuova.
E allora canto…











